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Questo sguardo non è “senso di colpa”, è PAURA

 

 

cani colpevoli

I cani non provano “colpa” o “vergogna”.

Previeni i comportamenti negativi, non punirli.

  1. Assicuragli il giusti esercizio fisico e stimolazione mentale
  2. Intraprendi, assieme al tuo cane, un percorso di educazione presso un Educatore Cinofilo o un Centro di Addestramento
  3. Non dargli libero accesso alle cose che non che rosichi o distrugga
  4. Dagli qualcosa da fare in tua assenza, mettendogli a disposizione un gioco “passatempo”

Barbara Dimitri

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Quando si adotta un cane pauroso

Quando adottiamo un cane ci aspettiamo che sia felice e prospettiamo per lui una vita meravigliosa.

Diamo per scontato che tanto loro sanno a cosa vanno incontro, una famiglia amorevole che lo amerà per tutta la vita. Ci aspettiamo che appena ci vedono, ci riconoscano subito come i suoi salvatori.

 

LA PROSPETTIVA DEL CANE

Ci dirà “sei la persona migliore che abbia mai incontrato. Ti sarò riconoscente e sarò un bravo cane. Avremo tante belle avventure insieme. Ti ringrazio. Guarda la mia coda, sono felice!  Quello che pensa invece è:

Chi diavolo è questa? Sembra molto carina ma perché non smette di fissarmi? Per favore non mi toccare, non mi toccare ho detto! Non ti conosco. Perché mi tocchi? Non conosco le tue mani e so che le mani fanno male. Dove andiamo? Cos’è questo rumore? E perché devo sedermi qui e tutto si muove? Per favore voglio uscire, dov’è l’uscita? Per favore smettila di guardarmi, smettila di toccarmi!

Non ponendoci alcun problema e considerando le cose dalla nostra prospettiva, diamo corso ad una serie di azioni normali per noi, tanto il cane capisce quello che stiamo facendo: li catapultiamo in macchina (non considerando magari che in una macchina non sono mai saliti), li portiamo in una nuova casa, li presentiamo a nuovi animali e persone. Incuranti dello stress emotivo a cui il cane va incontro pensiamo “lo abbiamo adottato e per questo ci deve essere riconoscente; sicuramente lui capisce che si trova nella sua nuova casa dove tutti saranno amorevoli con lui” e per dimostrarglielo, magari lo strapazziamo di coccole e carezze”.

Il mondo moderno sicuramente non è un ambiente rilassante per un cane. I cani vivono in un mondo che non fa senso per loro. È come se ci chiedessero di trasferirci in un paese dove parlano una lingua, abitudini e costumi completamente diversi dai nostri.

 

LO STRESS DA PAURA: LA FUGA O LA LOTTA

Molte volte i cani esprimono questo stress nei confronti delle “cose” estranee attraverso l’abbaio. I cani provano paura ed hanno una risposta connessa con lo stress proprio come noi umani. Quando qualcosa ci fa paura i livelli di adrenalina aumentano, il battito cardiaco anche e il nostro cervello diventa meno capace di fare scelte.

Le uniche due scelte possibili in questo tipo di condizione, quelle più istintive che non vengono elaborate nel cervello razionale ma in quello irrazionale, sembrano essere la “fuga” o la “lotta”. Quando il cervello irrazionale decide “ehi, questa cosa non mi piace!”, il talamo produce un flusso di ormoni responsabili di risposte collegate allo stress.

Avete mai provato a ragionare con qualcuno che è preda ad una forte emozione come la rabbia o la paura appunto? Avete mai provato a riportare il cane sotto controllo quando abbaia ad un estraneo per paura? Sicuramente vi sarete accorti quanto difficile sia far fronte ad una situazione di stress.

 

L’IMPORTANZA DELLA SOCIALIZZAZIONE

Durante la quotidianità il cane può incontrare una serie di stimoli che lo inducono a risposte legate allo stress. Se lo avete “socializzato” e “introdotto” a questi stimoli quando era giovane, molto probabilmente avrà imparato che questi stimoli (oggetti, persone, situazioni) non sono paurosi. Se non lo avete socializzato invece, sarà duro dimostrargli che un uomo strano con un cappello o con un ombrello non è qualcosa di cui aver paura.

L’altro giorno in spiaggia Nelson ha incontrato una boa arenata sulla riva, cosa che non aveva mai visto in vita sua. Ha iniziato dapprima ad indietreggiare nel tentativo di “fuggire” dallo stimolo, poi ha messo in atto il comportamento contrario, ha iniziato a mostrare i denti e ad abbaiare nel tentativo di “lottare” contro la boa. Finalmente ha capito che il “mostro” non si muoveva, non reagiva, e ha deciso, con una certa curiosità, di andargli più vicino per capire di cosa si trattava. Ha alternato avvicinamenti e repentini indietreggiamenti fino a quando il suo cervello razionale ha preso il sopravvento su quello irrazionale e non gli ha comunicato che non c’era motivo di spaventarsi.

 

I SEGNALI DELLO STRESS

Quando siamo in stress il nostro corpo produce adrenalina e cortisolo che ci induce a scappare o a lottare. Una normale risposta allo stress include:

  • Evitamento: non guardare, indietreggiare, cercare un rifugio sicuro
  • Aggressione da difesa: ringhiare o abbaiare
  • Cercare il contatto visivo o del corpo con umani o altri compagni pelosi per essere rassicurati (per es.nascondersi dietro le gambe).

Quando i cani non possono scappare o lottare, ci sono altri comportamenti e atteggiamenti legati allo stress che mettono in atto. Riporto qui una lista di quelli più frequenti:

  • leccarsi le labbra
  • orecchie basse
  • lineamenti della faccia tesi
  • ansimano
  • posture basse del corpo
  • movimenti lenti.

linguaggio del cane

Molto probabilmente in una situazione molto difficile emotivamente, quando lo stress è tanto, rifiutano il cibo o il premio che gli si vuole usare per controcondizionarli a vincere la paura.

Se lo stimolo pauroso si allontana, la situazione ritorna alla normalità. Il corpo non produce più ormoni dello stress ed entro 7/10 minuti l’adrenalina e il cortisolo presenti si sono dissipati.

Quando abbiamo a che fare con un cane pauroso adottato da un canile o strappato ad una situazione di isolamento (per es. una cucciolata trovata in una campagna) adottiamo un animale che è già in una situazione di stress o è predisposto ad una risposta legata allo stress molto forte nei confronti degli stimoli nuovi.

 

LE ATTIVITÀ SOSTITUTIVE COME REAZIONE ALLO STRESS

Le cosiddette “attività sostitutive” e i comportamenti stereotipati (mangiare cose che non dovrebbero, girare sempre in tondo, leccarsi parti del corpo in modo eccessivo, mordersi la coda, bere in modo eccessivo, anoressia o al contrario bulimia) sono molto diffusi nei cani che sono rinchiusi in canile. Alcuni di essi possono arrivare anche ad avere le allucinazioni, cacciano mosche immaginarie o hanno lo sguardo fisso nel vuoto.

Ci sono anche cani che non presentano i comportamenti descritti sopra ma che potrebbero essere molto vicini ad esibirli quando si trovano davanti qualcosa di nuovo e sconosciuto.

Quando qualcuno li adotta si vedono catapultati in un ora o poco più da un ambiente dove non accadeva nulla in uno dove accadono troppe cose e gli stimoli sono troppo forti. Il loro mondo è letteralmente stravolto.

aggressività da paura
E invece di dare loro tempo e fare le cose in modo graduale abbiamo già oltrepassato la “red line” ed ecco che le risposte legate allo stress non si fanno attendere. Ed è così che un cane che mostra i denti o ha le orecchie basse a causa dello stress e della paura può sferrare un attacco in qualsiasi momento se insistiamo ad avvicinarci troppo non riconoscendo i segnali che ci invia. Nel migliore dei casi, un cane in preda alla paura si limita ad urinare o a nascondersi in qualche angolino.

Diventa fondamentale quindi, per ogni proprietario, imparare a “leggere” il linguaggio del cane. Imparare questa meravigliosa “lingua straniera” sicuramente ci aiuterà ad entrare più in sintonia con i suoi stati d’animo e con i suoi bisogni adottando il “suo” punto di vista.

 

L’AMMMMORE NON BASTA

Pensiamo che sia sufficiente dare al nostro nuovo arrivato affetto, giochi e cibo per rassicurarlo e farlo sentire bene quando basterebbero invece due paroline magiche: “tempo” e “calma”. Molto probabilmente la cosa migliore da fare è sedersi e leggere un libro per un paio di ore mentre il nostro amico prende confidenza con il nuovo ambiente. Sicuramente non è come vi siete immaginati il primo incontro, ma state sicuri che è il modo migliore per aiutarlo ad affrontare la sua nuova vita.

Barbara Dimitri

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Aver chiaro l’obiettivo

Quando si lavora su un comportamento è essenziale definire in modo preciso e avere sempre in mente il proprio obiettivo in modo che il cane sappia cosa desideriamo da lui.

Quando l’obiettivo è chiaro nella nostra mente tutto il nostro corpo (postura e movimenti), l’espressione del nostro viso e il nostro sguardo contribuiscono ad esprimerlo. Questo il cane lo percepisce e naturalmente ci seguirà.

Barbara Dimitri

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I “suggerimenti” in addestramento

Non si può rinforzare un comportamento che non viene messo in atto! E’ la regola basilare per ogni lavoro con il cane. “Suggerire” al cane cosa deve fare può essere il primo passo per poi modellare il comportamento che si vuole ottenere. I suggerimenti possono essere verbali, fisici, attraverso i gesti e le posizioni del corpo. La tipologia di “suggerimento” dipende dal comportamento su cui si vuole lavorare. I suggerimenti vanno, per definizione, gradualmente ridotti fino alla loro definitiva scomparsa.

Si consiglia di far dissolvere i suggerimenti prima possibile per evitare una dipendenza del cane da essi. Ma attenzione, non bisogna farli scomparire troppo in fretta per non indurre il cane in errore. Una strategia di “suggerimenti” accurata e un’altrettanta attenta strategia di una loro riduzione può accelerare l’apprendimento, innalzare il tasso di rinforzo e soprattutto riduce la frustrazione e lo stress nel soggetto che apprende.

Barbara Dimitri

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L’importanza della relazione

addestrare il cane, relazione con il cane

Lo strumento più potente che abbiamo a disposizione quando lavoriamo con gli animali siamo noi stessi. Se impariamo a controllare il linguaggio del corpo, le espressioni facciali e le parole che diciamo otterremo molto dai nostri animali. D’altra parte interagire con gli animali non è solo una questione di condizionarne i comportamenti, ma soprattutto una questione di “costruire” una relazione.

Barbara Dimitri

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Il legame tra cane e uomo: è una questione di “chimica”

Il contatto visivo aumenta l’ossitocina. Così l’evoluzione ha modellato il rapporto con i nostri amici a quattro zampe.

Il guardarsi negli occhi era considerata fino a poco tempo fa una peculiarità dell’essere umano nelle interazioni con i suoi simili. Per noi esseri umani lo sguardo è essenziale: ci suggerisce le intenzioni degli altri e stabilisce il nostro legame con chi ci circonda. Lo “sguardo reciproco” è in effetti la più importante espressione di attaccamento fra madre e figlio, e genera in entrambi un aumento del cosiddetto “ormone dell’amore e dell’attaccamento”, l’ossitocina. Proprio come avviene tra mamma e bambino, lo sguardo fra cane ed il suo umano scatenerebbe il rilascio di quest’ormone, detto appunto “ormone dell’amore” . Lo rivela una ricerca condotta presso l’Azabu University in Giappone e pubblicata su Science:

il ruolo dell’ossitocina non favorisce solo legami tra individui della stessa specie, ma può rafforzare anche quelli tra uomo-cane, specie distinte ma legate da un rapporto millenario di cooperazione.

È NELLA CHIMICA DI UNO SGUARDO CHE SI CELA IL SEGRETO DI UN’AMICIZIA MILLENARIA

rapporto uomo cane

La gratificazione reciproca nascosta in un breve scambio di attenzioni ha originato quel sistema che, mediato dall’ormone dell’amore, ha plasmato un legame unico, sempre più intenso e indissolubile, fra due specie distinte e del tutto differenti. Solo chi ha un cane può capire che basta guardarlo qualche minuto negli occhi per avvertire un senso di benessere, quasi una sospensione dell’anima, una corrispondenza di “amorosi sensi”. Colpa e merito dell’ossitocina. É proprio questo che si sono chiesti Miho Nagasawa e la sua équipe: se, come fra madre e figlio, l’aumento di ossitocina in questo rapporto un po’ speciale sia mediato dallo sguardo.

 

L’ESPERIMENTO

I ricercatori hanno osservato per 30 minuti il comportamento di 30 cani (15 maschi e 15 femmine) rispetto ai loro proprietari, annotando qualsiasi tipo di interazione vocale, tattile e visiva. Terminato l’esperimento, è stata misurata la concentrazione di ossitocina nelle urine di ciascuna coppia, confrontando i valori rilevati con quelli precedenti l’osservazione. Dallo studio è così emerso che più è prolungato il contatto visivo fra i due, più aumenta l’ossitocina in entrambi. Lo sguardo tra cane e padrone come forma di comunicazione sociale dunque, ha avuto origine con la domesticazione, diverse migliaia di anni fa: il rilascio di ossitocina nell’uomo che si approcciava al cane avrebbe indotto un legame affiliativo che si è conservato e accresciuto nel tempo. Il nostro rapporto con i nostri amici a quattro zampe insomma è stato modellato dall’evoluzione.

Happy Woman and Dog Outside Silhouette

Questo è dimostrato da un ulteriore esperimento che è stato condotto dallo stesso lupi e caniricercatore giapponese sui lupi. Gli scienziati hanno sottoposto agli esperimenti precedenti anche dei lupi allevati dall’uomo: se l’ossitocina incentiva un incontro di sguardi tra cane e il suo umano, ciò non avviene in alcun modo tra uomo e lupo. Tuttavia, non ci si deve sorprendere se per quest’ultimo, infatti, il contatto visivo non è nient’altro che una minaccia tra conspecifici. Per questo, lupi tendono a evitare il contatto visivo con gli esseri umani. L’interazione tra cani e esseri umani è considerata da tempo molto speciale e non si ferma solo ad un mero scambio di sguardi: quando l’uomo punta il dito verso un certo oggetto, per esempio, il cane legge le sue intenzioni e guarda nella direzione indicata, seguendo un comportamento che non manifestano nemmeno gli scimpanzé.

 

L’OSSITOCINA COME L’ALCOOL

L’ossitocina, insomma, rende fiduciosi ed empatici come bere uno o due bicchieri di vino. Come l’alcol, può anche aumentare i livelli di aggressività. Ad affermarlo, uno studio pubblicato sulla rivista Neuroscience and Behavioural Reviews dai ricercatori dell’Università di Birmingham (Regno Unito), secondo cui le due sostanze agirebbero allo stesso modo sul cervello umano. Ma come può una sostanza che genera fiducia provocare anche rabbia? A suo avviso, tutto dipende dal fatto che le mamme sono programmate a diventare aggressive per proteggere i loro piccoli da eventuali pericoli.

 

L’ORMONE DEI MAMMIFERI

ossitocina-ormone-amoreL’ossitocina è stata rilevata solo nei mammiferi. Quest’ormone permette di controllare e inibire le funzioni del cervello rettile-istintivo (l’amigdala , sede di sentimenti ancestrali e primitivi come la paura, l’aggressività e la fuga) e quindi permette e mantiene i comportamenti affettivi parentali: in particolare le cure materne, il togliersi il cibo per darlo ai piccoli, la stabilità della coppia e i legami emotivi materni, genitoriali, amicali e sociali. La diminuzione di ossitocina nell’amigdala della madre (per es. a causa si assunzione di cocaina) è legata all’aumento di comportamenti aggressivi verso i figli. Altra scoperta interessante è stata che un alto livello di ossitocina è responsabile di relazioni monogame tra gli animali, mentre gli individui poligami, della stessa specie, hanno livelli di ossitocina più bassi. L’ossitocina insomma facilita le “coabitazioni di lungo termine” e la vicinanza tra individui.

 

L’IMPORTANZA DELL’OSSITOCINA NEI DISTURBI DELL’AUTISMO

Negli ultimi anni si sta studiando il ruolo dell’ossitocina e della vasopressina nella regolazione dei vari aspetti del comportamento sociale di persone affette da disturbi dello spettro autistico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry: “Per mettere a punto e validare un possibile approccio terapeutico per i disturbi dello spettro autistico, abbiamo condotto un’approfondita caratterizzazione di modelli murini (topi geneticamente modificati) privi del recettore dell’Ot nel sistema nervoso centrale”, dice Bice Chini dell’In-Cnr, coordinatrice della ricerca. “In mancanza di tale recettore, questi animali mostrano alterazioni della memoria sociale e ridotta flessibilità cognitiva, riproducendo quindi il nucleo centrale della sintomatologia autistica, che consiste in deficit delle interazioni sociali, anomalie della comunicazione, rigidità cognitiva e interessi ristretti”. I dati dei ricercatori “hanno evidenziato che gli animali non familiarizzano con altri soggetti della stessa specie e, soprattutto, non sono in grado di distinguere un topolino già incontrato da uno nuovo”, spiega Maria Elvina Sala dell’Università Statale di Milano. “Inoltre, presentano deficit molto caratteristici di flessibilità cognitiva: sono capaci di apprendere un compito in maniera molto efficiente, ma una volta appreso non sono in grado di abbandonarlo per acquisirne uno nuovo al cambiare delle condizioni ambientali, dimostrando una peculiare rigidità cognitiva. Abbiamo notato anche che gli animali sono più aggressivi e, se trattati con dosi normalmente inefficaci di agenti farmacologici convulsivanti, rispondono con crisi di tipo epilettico, manifestazioni queste frequentemente associate alla sintomatologia autistica, che indicano un aumento della loro eccitabilità cerebrale di base”.

 

LO STESSO EFFETTO LO DÀ LA MUSICA

Anche la musica crea “socialità”. Quando un gruppo di persone ascoltano musica assieme o sono ad un concerto si verifica una sorta di “sintonizzazione” emotiva; sono più disposte all’abbraccio e allo stare vicini, a godere assieme dello stesso meccanismo. La musica provoca le cosiddette “7 C sociali”: contatto, coesione, cooperazione, comunicazione, coordinazione, coopatia, cognizione sociale. Responsabile di tutto ciò è ancora una volta l’ossitocina.

Già Aristotele scriveva che l’uomo è sostanzialmente un animale sociale ma che questa “socialità” non sembrava essere solo appannaggio della razza umana. Comunemente ed erroneamente si ritiene che la capacità di favorire i propri simili sia frutto solo della “cultura” umana. La neurobiologia e l’etologia oggi ci dicono che non è così, che non siamo i soli nell’universo ad avere questa capacità immensa che è quella di amare.

Barbara Dimitri

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Cosa significa quando il cane ci porge il fianco o il sederino

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Molti proprietari pensano che il proprio cane sia troppo invadente o maleducato quando improvvisamente mentre lo accarezzano gira il sederino o il fianco e cerca di spingerli contro di loro.

Tale comportamento fa parte della serie di cerimoniali di saluto.
I cani lo mettono in atto soprattutto quando ci accovacciamo ad accarezzarli. Si dirigono verso di noi, fanno mezzo giro o un giro completo porgendoci il fianco o il “didietro” e rimangono in un atteggiamento quasi passivo a farsi accarezzare.

“Ci dimostrano in questo modo amicizia, disponibilità e soprattutto fiducia infinita”.

Difatti, la funzione primaria di questo comportamento è la “pacificazione”.

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Porgendoci il sederino (una parte del corpo così vulnerabile), e allontanando da noi i denti, con i quali di solito si sferra l’attacco, ci vogliono appunto mostrare che non intendono attaccare ma che si fidano di noi.

I maschi mostrano lo stesso comportamento, sebbene con lievi modifiche, nei rituali di accoppiamento.
E’ Roger Abrantes, etologo e addestratore di fama internazionale, il primo a catalogare questo tipo di comportamento.
Possiamo trovarne una descrizione dettagliata nel libro “Dog Language”, considerata la bibbia della comunicazione canina.
E’ un comportamento tipico non solo dell’antenato lupo ma anche delle volpi, sebbene quest’ultime non abbiano tanti rituali di “saluto” quanti ne hanno i più sociali cugini lupi e cani.

Barbara Dimitri

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Come imparano i cani e gli umani. Tipologie di premi o “rinforzi” per sviluppare l’apprendimento

Come imparano i cani e gli umani. Tipologie di premi o “rinforzi” per sviluppare l’apprendimento

Il concetto di “rinforzo” deriva da una corrente particolare della psicologia chiamata “comportamentismo”, corrente interessata a studiare i processi alla base degli apprendimenti osservando i comportamenti. Alcuni studiosi,  come Skinner per fare un nome, attraverso esperimenti sugli animali, avevano notato che un determinato comportamento tende a ripetersi nel tempo se le conseguenze sono positive per il soggetto, mentre tende ad estinguersi in caso contrario, cioè se le conseguenze sono negative. Ciò che porta, quindi, ad un incremento del comportamento si definisce “rinforzo”. Ciò che porta, invece, a estinguere un comportamento prende il nome di “punizione. In questo articolo ci concentreremo sulle tipologie di rinforzo.

Per semplificare vi propongo qualche esempio di rinforzo facendovi degli esempi sia in ambito dell’apprendimento umano che animale.

Il rinforzo positivo
Il rinforzo positivo consiste nel far seguire una conseguenza positiva a un comportamento messo in atto dal soggetto, sbagliato o giusto che sia.
Se un bambino si è comportato bene o ha preso un bel voto tanto da meritarsi le lodi o un premio da parte dei genitori, questo è un esempio di comportamento giusto a cui segue un rinforzo positivo.

Il rinforzo positivo agisce in modo più efficace se è vissuto come meritato.

Allo stesso modo se parliamo di addestramento animale, quando ad un cane viene data una ricompensa dopo aver fatto qualcosa di notevole, il premio è uno stimolo positivo e il cane viene addestrato usando il “rinforzo positivo”. Si può dunque definirlo come ha fatto Karen Pryor: “qualsiasi cosa che, verificandosi in congiunzione con un atto, tende a far aumentare le probabilità che tale atto si manifesti di nuovo”, o, semplicemente, una reazione positiva a un comportamento.

Che tu stia cercando di insegnare al tuo cane a sedersi o qualsiasi altro comportamento, il rinforzo positivo è uno strumento potente e gradevole. Studi scientifici in materia di apprendimento animale hanno accertato che un’educazione fondata sul rinforzo positivo è più efficace (e divertente) rispetto a quella basata su un tradizionale sistema di punizioni.

rinforzo positivo

Faccio qui un esempio invece di comportamento sbagliato a cui segue un rinforzo positivo.

Se un bambino ogni volta che piange (comportamento) si accorge che la mamma arriva a prenderlo in braccio (rinforzo), tenderà a riproporre tale comportamento per ricercare la sensazione piacevole e appagante del calore materno e per accrescere la sensazione di avere un controllo sull’ambiente esterno. Prendere in braccio un bambino quando piange è, quindi, un rinforzo sul comportamento del pianto in quanto finalizzato a farlo ricomparire.

Un altro esempio eloquente che possiamo riscontrare nella vita di tutti i giorni potrebbe essere il seguente: se il bambino si accorge che iniziando a gridare e a sbattere i pugni (comportamento) la mamma gli dà il gelato o la cosa (rinforzo) che desidera e che inizialmente gli aveva negato, tenderà a riproporre tali comportamenti inadeguati per ottenere ciò che vuole. E’ il caso dei bambini definiti “capricciosi” che sanno come far perdere le staffe ai genitori per ricevere quanto desiderato. Cedere alle richieste pressanti o alle sceneggiate dei bambini dando loro ciò che chiedono insistentemente è, quindi, un rinforzo sul comportamento inadeguato del gridare e dello sbattere i pugni perché è finalizzato a farlo ricomparire.
Gli esempi precedenti mostrano cosa si intende per “rinforzo positivo“. In ciascun caso l’elemento rinforzante è un elemento positivo associato e letteralmente “aggiunto” ad un determinato comportamento che, quindi, verrà riproposto. Nel primo esempio si trattava di attenzione e calore, nel secondo esempio si tratta del gelato o, comunque, dell’oggetto richiesto in malo modo dal bambino.
Sono rinforzi positivi le lodi, oggetti desiderati, giochi, attività piacevoli, il cibo, insomma tutto ciò che piace al soggetto destinatario del rinforzo.

Allo stesso modo quando ci relazioniamo con un animale dobbiamo fare attenzione a cosa inconsapevolmente rinforziamo. Facciamo l’esempio del cane che vive in giardino da solo e che inizia a sviluppare un comportamento di abbaio allo scopo di attirare le attenzioni dei padroni. Essendo il cane un animale “sociale” (ricordiamo che il bisogno di socialità nei cani è un “bisogno primario come il cibo”) sicuramente non vive bene da solo e può manifestare il suo disagio abbaiando in continuazione. Il comportamento che la maggior parte dei proprietari mettono in atto è quello di aprire la finestra o la porta e di rimproverare il cane. Per il cane che abbaia perché si sente solo questo non viene percepito come una punizione o un monito a smettere ma come un rinforzo positivo al suo comportamento di abbaio, anche se lo rimproveriamo. Il cane ha ottenuto ciò che voleva, la presenza dei proprietari. Abbiamo rinforzato così involontariamente il comportamento d’abbaio del cane.

Ecco alcune regole di base su come usare il ”rinforzo positivo”.
Tempismo corretto: il rinforzo positivo è efficace solo se usato esattamente quando si manifesta il comportamento. Un cane che viene addestrato a sedersi deve essere premiato entro 1/3 secondi al massimo da quando ha eseguito il comportamento. Se il premio gli viene dato una volta che si rialza, verrà ricompensato per questo movimento. Una ricompensa è altrettanto tardiva e inefficace quando dici a tua moglie che ieri sera stava benissimo. Un tempismo corretto comunica al cane esattamente cosa piace all’addestratore. Il rinforzo dato troppo presto (per far sì che il cane attui il comportamento) si chiama “corruzione” o “esca”, ed è inefficiente. Fare regali, promesse, complimenti per un comportamento che non si è ancora verificato non rinforza minimamente tale comportamento. Spesso i genitori rinforzano i bambini troppo presto con l’intento di incoraggiarli (“ti compro il gelato se tu fai il bravo”). Invece di fare ciò si potrebbe invece rinforzare i tentativi di “fare il bravo”.

Ricompense corrette per il soggetto: quello che può essere rinforzante per qualcuno può non esserlo per qualcun altro. Di solito i tipi di rinforzi utilizzati con gli animali sono il cibo, le lodi o il gioco. Ci sono dei cani che sono disinteressati al gioco ma sono fortemente motivati dal cibo.
Questa motivazione dipende anche dal valore che io addestratore o proprietario ho fatto acquistare al cibo o al gioco. Se il cane durante la sua giornata ha accesso quando vuole a quel particolare bocconcino che utilizzo per l’addestramento (la stessa cosa vale per il gioco e le lodi o le carezze), si potrà ben capire come quel premio perda di valore e non sarà più percepito come “rinforzo”.

Imprevedibilità del rinforzo (o rinforzo intermittente): le ricompense dovrebbero essere imprevedibili. I terminali di gioco d’azzardo, per esempio, creano una dipendenza usando uno schema imprevedibile di rinforzo. Pur vincendo solo monete o banconote da 10 euro, molte persone vengono efficacemente addestrate dalla macchina affinché continuino a giocare per il brivido di una vincita.
Allo stesso modo se sto addestrando il cane a mettersi nella posizione di “terra”, una volta che il cane ha capito come eseguire la posizione, cioè ha acquisito quella memoria muscolare o il meccanismo del mettersi a terra, posso iniziare a premiare in modo imprevedibile: una volta sì, due volte no, poi nuovamente premio e non premio le 3 volte successive. Il cane in questo modo tende a mantenere il comportamento perchè non sa quando il premio arriverà. La SORPRESA è così interessante per gli animali che tiene alta la MOTIVAZIONE e l’ATTENZIONE. Il rinforzo intermittente o saltuario è efficace solo con comportamenti già appresi e consolidati.

Maggiore entusiasmo: il rinforzo positivo viene prolungato se l’addestrato rimane entusiasta e felice. Che insegni a un bambino a leggere o ad un cane a stare in equilibrio su due zampe, bisogna ricordare che le sessioni di formazione dovrebbero essere frequenti e brevi. Gli obiettivi dovrebbero essere facilmente raggiungibili, in modo da concedere spesso ricompense, bisognerà fermarsi, fare una pausa quando si percepisce dello stress o demotivazione e chiudere sempre in bellezza la sessione di lavoro in modo da lasciare un’impressione positiva che renderà la ripresa del lavoro (il giorno successivo o in un altro momento del giorno) più facile ed entusiasmante.

Persistenza e variabilità dei premi: se si dà una ricompensa ad un cane per essersi seduto e le volte successive in cui propone il comportamento lo si ignora, il comportamento del seduto decadrà e si estinguerà. Per mantenere il comportamento all’inizio lo si deve premiare in modo persistente magari variando la tipologia di premio: una volta lo premio con un biscotto, la seconda con un pezzo di wuerstel, la terza con un gioco che ama molto.
Questo finché il comportamento non sarà stato assimilato abbastanza bene da alzare la posta in gioco.

Una cosa che spesso sia i genitori che i proprietari di cani dimenticano è quella di premiare i comportamenti positivi naturalmente offerti anche al di fuori delle sedute di formazione o addestramento.

E’ importante comprendere che se noi ci focalizziamo sui figli, magari rimproverandoli, solo quando fanno qualcosa di negativo o sbagliato, perché quando sono bravi va bene così, trasmettiamo loro di vederli principalmente in modo negativo. La percezione è che ci accorgiamo di loro solo quando sbagliano. Quindi, se vogliono le nostre attenzioni, poi sanno subito come fare, attuando cioè il comportamento sbagliato.
Ad esempio: Mario sta imparando a leggere, la madre gli è vicina e, quando il bambino legge correttamente, gli dice”bravo” (rinforzo positivo), evitando di far uso di punizioni quando il bambino sbaglia. Il leggere acquista per Mario una valenza positiva; è piacevole leggere perchè per lui è fonte di attenzione da parte della madre. In tal modo, si incrementa la probabilità che il bambino si applichi alla lettura con piacere ed interesse.

Purtroppo, per la mente di un bambino e anche per la mente del cane, la cosa più importante è ottenere l’attenzione e la presenza del proprio genitore o padrone, anche se rabbiosa.

Provate invece a sottolineare il comportamento positivo soprattutto nella quotidianità, dando vostra attenzione, il vostro affetto. Creiamo così dei buoni presupposti per l’ autostima, perché chi apprende riceve informazioni sul fatto che è bravo se vuole, e che notiamo quando si comporta bene e lo riconosciamo. Ciò significa che lui attira la nostra attenzione quando si comporta bene, quando segue le regole e non il contrario. La stessa cosa vale per gli animali.
Per esempio prendiamo un cane che è alquanto irrequieto e movimentato. Invece di sgridarlo o di punirlo ogni volta che si agita, proviamo ad ignorare tale comportamento e a rinforzare in modo positivo tutti i comportamenti di calma che l’animale ci offre spontaneamente durante la giornata. Avremo modificato in modo efficace il suo comportamento.

Proponiamo qui un video esemplificativo di  come funziona il rinforzo con il gioco, il cibo e la voce:

 

Barbara Dimitri
Addestramentodelcane.com

I cani imparano osservando gli altri cani e non solo

Uno degli aspetti del comportamento canino che non viene preso molto in considerazione dalla comunità scientifica che si interessa di etologia e scienze animali, è che i cani apprendono moltissimi comportamenti osservando altri cani. Questo tipo di apprendimento si chiama apprendimento sociale.
L’apprendimento sociale è basato sull’inclinazione innata dei cani a seguire il loro leader copiandone alcuni comportamenti.
I cuccioli mostrano in modo straordinario questa tendenza a imitare gli adulti.
Molti comportamenti sociali fondamentali per la vita di un cane sono appresi in questo modo.
Naturalmente l’apprendimento sociale non è l’unico modo in cui i cani imparano; alcuni comportamenti sono innati alla specie e altri vengono appresi per prove ed errori (attuo un comportamento, se ne traggo un vantaggio o sono rinforzato positivamente, tendo a ripetere il comportamento che ho messo in atto) o per associazione (vedi Pavlov).
Alcuni proprietari sanno molto bene che introdurre un cucciolo in un ambiente domestico ove siano presenti cani già adulti che sono ben addestrati, faciliterà molto un eventuale addestramento del piccolo.
Insegnare al cucciolo ad entrare in macchina, per esempio, quando c’è già un adulto che risponde al comando, sarà un gioco da ragazzi.
Quando si prende un cucciolo una delle cose più fastidiose da affrontare è la gestione delle deiezioni. Se abbiamo già un cane adulto però, il piccolo tenderà a seguirlo e imparerà in fretta ad eliminare nel posto giusto.
Guardate questo video in cui il cucciolo spaventato in cima alle scale esita a scendere. Osservate come il cane adulto serve da stimolo sociale, nonché da modello e da incoraggiamento per scendere le scale.

 

 

L’apprendimento sociale funziona anche tra cani adulti.
I cani modellano il loro comportamento su altri cani adulti soprattutto quando si tratta di trarne un vantaggio. Questo fatto è molto evidente quando si addestrano più cani adulti contemporaneamente. Se mentre si sta lavorando con uno di loro, ci sono altri che osservano, gli osservatori trarranno dall’addestramento informazioni preziose per “performare” successivamente quel dato comportamento, specialmente se si aggiunge il fatto che capiscono che quel comportamento ha come conseguenza un vantaggio positivo (premio alimentare o gioco). Chiunque abbia un cane e abbia provato ad osservare il suo comportamento, si sarà certamente reso conto che spesso il cane impara a fare cose che vede fare dal suo proprietario.

L'”apprendimento sociale” quindi funziona anche con l’uomo.
Un tipico esempio è il cane che vede il proprietario lavorare in giardino e che subito dopo va a scavare delle buche pensando che se lo ha fatto il suo umano sicuramente ci deve essere qualcosa di interessante. In virtù di quanto appena esposto, si può mostrare al cane un dato comportamento e chiedergli di ripeterlo. Questo tipo di addestramento si chiama “do as I do” (fà come io faccio) e si basa sulle capacità imitative che possiedono tutti gli animali sociali. È stata una giovane ricercatrice italiana che lavora nel dipartimento di Etologia dell’Università di Budapest, Claudia Fugazza, che ne ha stabilito il protocollo, iniziando a sperimentarlo direttamente con il suo lupo cecoslovacco India. Ne è nato un nuovo e rivoluzionario metodo di addestramento che può essere utilizzato dagli addestratori come integrazione ad altri metodi.

In questo video girato presso il nostro centro cinofilo potete vedere alcune performance di Nelson, uno dei miei cani, allenate proprio con il “Do as I do”.

 

Perché il cane non risponde al richiamo?

Nei percorsi di educazione cinofila di base che proponiamo presso il nostro centro cinofilo l’insegnamento di un richiamo affidabile è una delle prime cose che si insegna.
Il richiamo è il comando più importante da insegnare al vostro cane per la sua sicurezza soprattutto. Immaginate che stia per attraversare la strada, il fatto che obbedisca o meno al vostro richiamo può fare la differenza tra la vita e la morte.

Può sembrare il comando più facile da insegnare, basterebbe a prima vista pronunciare il nome del nostro amico per aspettarsi che accorra prontamente.
Chi ha un cane però sa benissimo che non sempre si precipita verso di noi quando lo chiamiamo.
Ciò non dipende tanto dalla cattiva volontà del cane ma da un addestramento che non è stato fatto in modo adeguato ed efficace.
Ci sono tantissimi motivi per cui potrebbe rifiutarsi di rispondere al richiamo.
Uno dei più importanti è quando il richiamo è stato insegnato con metodi che utilizzano la punizione e non il rinforzo positivo e consistente.

Ecco i motivi più frequenti per cui il cane non risponde al richiamo:

  • AVETE CREATO UN CLIMA DI APPRENSIONE
    Un esempio concreto in cui tutti noi possiamo riconoscerci è il seguente: se il cane ha fatto qualcosa che non doveva fare e noi lo richiamiamo con tono rabbioso, lui imparerà ad associare il comando ad emozioni negative come la rabbia e la frustrazione e questo nell’universo emotivo canino viene letto come punizione.
  • NON AVETE PRATICATO ABBASTANZA IL COMANDO
    Solitamente il “richiamo” è il comando che si pratica meno in quanto è molto semplice da insegnare, è molto intuitivo per il cane e una volta che lo ha capito si tende ad interrompere il training.
    Il comando dovrebbe essere praticato molte volte ogni giorno e soprattutto in situazioni ed ambienti diversi introducendo distrazioni in modo graduale.
    Avviene per esempio che risponda prontamente al “vieni” in casa o nel giardino, poi una volta fuori in strada, luogo dove sicuramente le distrazioni sono maggiori, ci sembra quasi che non conosca più la parola. In tal caso significa solo una cosa, che il cane non è stato allenato gradualmente a rispondere al comando in una situazione dove sono presenti delle distrazioni.
    Il consiglio è di insegnare il “vieni” prima in luoghi ove non siano presenti molte distrazioni, per es. in casa. Dopo un po’ di ripetizioni e rinforzi, si può aumentare il livello di distrazioni spostandosi in giardino dove le distrazioni sono maggiori (odori insoliti, altri animali, passanti). Dopo un adeguato rinforzo del comando nel giardino, si può procedere a provare il comando fuori in strada o al dogpark. Assicuratevi sempre però di operare in condizioni di massima sicurezza, dove non ci sia il pericolo che il cane vada a finire sotto una macchina.
    Ultimo fattore da non trascurare è l’entità del premio. Il comando “vieni” dovrebbe essere associato a qualcosa di molto prelibato e appetitoso, qualcosa che non si usa per allenare altri comandi. Potreste usare per esempio del pollo, pezzetti di formaggio, wuerstel o altro che al vostro cane sia di molto gradimento e che non usate abitualmente come cibo.
  • “VIENI” SIGNIFICA “FINE DEL DIVERTIMENTO”
    Se siete ai giardini pubblici o in un dogpark e il vostro cane è libero di giocare con altri cani, annusare, scavare, insomma è libero di fare tutte quelle cose che per un cane sono altamente premianti, e voi lo richiamate per mettergli il guinzaglio e per riportarlo a casa, questo sarà interpretato dal vostro amico come una sorta di punizione e la volta seguente sarà riluttante a rispondere al richiamo. Potete invece richiamarlo e premiarlo con qualcosa che è altamente rinforzante, qualcosa che sia più o tanto appetibile di ciò che ha lasciato di fare. Per esempio potreste richiamarlo e giocare con lui con il suo gioco preferito; oppure premiarlo con un premio alimentare di alto valore come esposto sopra; o anche premiarlo facendolo continuare ad annusare e a passeggiare in un altro luogo.
    Nella sua mente il cane sceglie sempre quello che è “più conveniente”, e come dargli torto!

Questo video dimostra benissimo quanto esposto in questo articolo: