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5 cose fontamentali di cui ha bisogno il tuo cane

 

Vi è una certa confusione nell’opinione comune su quali siano le esigenze dei cani.

Cibo, acqua e una cuccia sicuramente sono fondamentali per la sopravvivenza materiale del corpo, ma da soli non bastano al suo equilibrio mentale e sicuramente non lo rendono veramente felice.
Se siete proprietari responsabili allora troverete sicuramente nella lista qui sotto 5 cose che già assicurate al vostro amico. Queste piccole 5 cose basterebbero da sole a prevenire e a risolvere ogni problema comportamentale.

Routine. I cani sono animali abitudinari. Hanno bisogno di una routine quotidiana e che sia sempre quella. Cambiamenti repentini o sorprese improvvise sono causa di stress.

Stimolazione mentale. Hanno bisogno di tenere la mente occupata con giochi, Kong (o giochi simili da cui procacciarsi il cibo) o altro tipo di attività mirata, come ad esempio addestrare il cane ad abilità particolari, giochi di fiuto ecc.

Interazione sociale. Essendo animali altamente sociali (il bisogno di socialità è un bisogno primario come il cibo e l’acqua), hanno bisogno di interagire quotidianamente con persone o loro simili. L’isolamento è una delle peggiori forme di maltrattamento che l’uomo possa infliggere a queste splendide anime.

Esercizio fisico. Di quanta attività fisica il vostro cane abbia bisogno dipende molto dall’età e dalla razza. Ad ogni modo si deve fare il possibile per assicurare al vostro amico un esercizio fisico quotidiano. Per esercizio fisico non si intende assolutamente la passeggiatina di un quarto d’ora per espletare i bisogni corporali ma passeggiate all’aperto a passo veloce o sport tipo agility che consentano al cane di stancarsi.

Una buona nutrizione. È più importante di quanto possiate credere. Molti problemi comportamentali sono causati da una dieta troppo povera o troppo ricca. Non date al vostro cane quello che capita. Leggete le etichette dei cibi preconfezionati per familiarizzare con gli ingredienti. Che gli facciate fare una dieta casalinga o industriale, chiedete al vostro veterinario di fiducia informazioni sui bisogni nutrizionali del vostro cane.

Barbara Dimitri (educatore cinofilo)

 

 

Una guida con 10 semplici regole da seguire per educare il tuo cane.

Cambiare l’approccio con il cane cambiando il modo di pensare può fare la differenza nella relazione. Le cose da fare e gli errori da evitare.

Una guida con 10 semplici regole da seguire per educare il tuo cane.Abbiamo pensato a questa guida per cercare di dare delle risposte concrete e facilmente applicabili ai problemi più comuni e ricorrenti tra i proprietari di cani.

Alcune delle domande più frequenti infatti sono: Come insegnargli a non tirare al guinzaglio? Come faccio a non fargli fare la pipì e la popò un casa? Come abituarlo alla calma anche quando è solo in casa?

In questa breve guida, facile e piacevole da leggere perché molto concreta, troverete le indicazioni sui comportamenti da tenere per dare i giusti segnali al vostro animale domestico. Per ogni problema troverete consigli e suggerimenti su cosa fare e cosa non fare.

Questi suggerimenti valgono in linea generale e per cani con particolari problemi comportamentali potrebbe essere necessario un approccio differente.

A chi non trovasse riscontro positivo, mettendo in pratica quanto suggeriamo, consigliamo di utilizzare il nostro servizio di supporto cinofilo on-line gratuito per sottoporre all’attenzione della nostra educatrice cinofila il proprio caso particolare o di scrivere nel forum per un confronto e uno scambio di idee.

Se avete bisogno di una guida e di un programma di educazione, anche di poche lezioni, è possibile concordare un appuntamento scrivendo a info@addestramentodelcane.com.

Vi lasciamo alla lettura della guida che, se volete, potete anche scaricare in formato PDF e stampare. Semplicemente registrandovi gratuitamente a questo sito, in pochi click, potrete visualizzare il link per il download riservato agli utenti registrati.

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Non prendete un cane

NON PRENDETE UN CANE!!

Non prendete un cane. Mai. Lasciate stare. Ve lo dico il più sinceramente possibile, davvero con il cuore in mano. Non prendete un cane, per nessun motivo. Se ve ne viene la voglia, fatevela passare. Vi rovinerà la vita. Vi distruggerete la vita. Perché dopo aver trascorso un po’ di tempo con un cane, non sarete più gli stessi. Niente sarà più come prima. Vi sembrerà che il mondo come fino ad ora avete conosciuto non sia mai esistito. Che fosse tutto più semplice, che tutto scorresse scivolando quietamente senza problemi. Perché questo volete davvero… questo è quello che si ritiene sia giusto, se le cose scivolano senza problemi e con facilità allora va tutto bene sul serio….
Non prendete un cane. Mai.

Perché la mattina vi sveglierete e vi troverete davanti due occhi sorridenti, una coda che sbatte frenetica e una leccata sul viso. Perché vi troverete catapultati in corse forsennate a fare la pipì fuori qualsiasi stagione sia e per questo vi accorgerete dello scorrere del tempo e che gli alberi da rossi e gialli sono rimasti senza foglie e dopo poco sono apparsi i germogli e che ancora più in là nei giorni ci sono gli uccellini che cantano tra le fronde. Perché sarete costretti a diventare equilibristi del tempo, a trovare un ritmo che accompagni due cuori.

Perché sarete costretti senza appello a capire chi vi vuole anche con quattro zampe a seguito sempre e comunque e chi invece si arrende al primo biscotto pieno di bava. Perché quando piangerete le vostre lacrime non riusciranno a toccare terra. Perché quando vi ferirete lui sarà lì a leccare il sangue, anche quello che non si vede….
Non prendete mai un cane. MAI. Perché se siete veri umani lui vi educherà. Vi educherà nel modo più duro e primitivo possibile. Con l’amore. Vi educherà all’amore incondizionato.

Quello che non chiede nulla in cambio.

A non avere filtri, ad essere come siete.

Vi educherà alla libertà di voi stessi.

Vi educherà a non difendervi mai da chi amate.

Al non rancore, al perdono sempre, a dimostrare amore in ogni occasione.

Vi educherà all’empatia, a prendervi cura di chi amate.

A osservare il vostro mondo intorno e capire cosa c’è che non va da una camminata, un gesto, uno sguardo.

Vi educherà a non usare le parole.

Vi educherà alla lealtà e all’onestà.

Non prendete un cane. Mai. Perché quando vi avrà educato……vorrete le stesse cose da altri….e non capirete perché lui è stato in grado di darvele e invece tante persone, umani con tanti neuroni e un cuore più grande, non ci riescono. Non capirete perché non riuscite a trovare la stessa trasparenza e lealtà in chi vi sta accanto. E che dice di amarvi.

Non prendete un cane. Mai. Perché diventerete un vero umano randagio, di quelli che ci provano sempre a credere in certi umani e sono sempre sconfitti.

Il linguaggio del corpo vale più di mille parole

La vocalizzazione (abbaiare, guaire, ecc…) è uno dei tanti modi in cui comunica il cane ma non il più importante. Fondamentale per loro è il linguaggio del corpo.

Se possiamo stabilire una percentuale, la comunicazione verbale è importante al 20%, mentre quella corporea all’80%.

Ciononostante noi umani parliamo senza sosta, non curanti dello sforzo mentale che i nostri amici devono mettere in atto per scorgere nel nostro flusso logorroico quali suoni o parole abbiano a che fare con loro.

Immaginate di voler capire le intenzioni di una persona che parla una lingua che voi non conoscete. Ciò che fate è guardare la postura, il viso e le sue mani, nella speranza di scorgere qualche movimento che vi aiuti a decifrare meglio il suo verbale. I nostri cani fanno la stessa cosa.

 

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)

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La magia dell’addestramento

L’addestramento non è una cosa fine a se stessa, espande la visione del mondo del vostro cane, le sue facoltà intellettive e le sue competenze emotive, mettendolo così in grado di compiere anche compiti per il quale non era stato specificatamente addestrato. In particolare il “rinforzo positivo” aiuta i nostri amici ad imparare, esplorare nuove possibilità ed a crescere con più fiducia. Il “rinforzo positivo” rende i nostri amici degli avidi ed instancabili apprendenti. Più lavorano, più hanno voglia di lavorare. Glielo vedi negli occhi. Sfavillano, quando lavorate insieme. L’opposto accade nei cani educati ed addestrati con la “punizione”. La loro visione del mondo si chiude e sono esitanti a provare nuove cose. Il loro sguardo si spegne.

 

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)

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Perchè il mio cane mi obbedisce in casa e fuori no?

Perchè il mio cane mi obbedisce in casa e fuori no?

 

I cani non hanno la capacità di generalizzare un comportamento o un evento come noi umani. Se gli abbiamo insegnato il seduto o il terra in casa, non è detto che lo esegua in giardino, al parco o in un altro contesto. O se ha imparato a rispettare il gatto in casa, non è detto che fuori in giardino non lo rincorra per predarlo.  Sono bravissimi a generalizzare eventi negativi (se si spaventano per qualcosa, si spaventeranno per quella cosa in qualsiasi luogo la incontrino) ma non purtroppo quelli positivi o neutri. Anche a voi sarà capitato di vedere una persona sempre in un contesto ma quando la incontrate in un altro contesto faticate a riconoscerla.

Un suggerimento è quello di provare il comportamento prima nel luogo dove di solito lavorate con il vostro amico e poi di esercitarvi in un altro luogo usando un premio di più alto valore. Se prima avete usato un wuerstel, ora provate con pezzetti di pollo o con del formaggio. Usate più entusiasmo nel luogo nuovo e mixate il nuovo comportamento con altri comportamenti più facili che il vostro amico già conosce.

 

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)

Cani “assassini”, facciamo un po’ di chiarezza.

Il mostro è stato sbattuto ancora una volta in prima pagina.

Giusto per citare uno dei titoli e per capire di cosa stiamo parlando: “Quei cani da guardia che non sono amici dell’uomo. Due dogo argentini hanno sbranato il piccolo Giorgio, il loro padroncino di un anno e mezzo.”

Giustizia (almeno giornalisticamente parlando) è stata fatta. E come non “condividere” le dichiarazioni del vicesindaco: “Giorno tragico oggi per Mascalucia. Vi invito a pregare per il piccolo di poco più di un anno che non ce l’ha fatta e per la madre ferita nel tentativo di strapparlo ai loro cani inferociti. Lasciate che vi confidi solo una cosa: con tutta la fede che posso immaginare non riesco ad accettare che un bambino indifeso muoia così. O forse è la mia fede che non è abbastanza forte per comprendere”.

E sì in effetti è proprio una questione di fede. D’altronde con la fede possiamo liquidare ogni questione a cui la nostra mente, purtroppo limitata, non riesce a dare una spiegazione.

E soprattutto abbiamo bisogno proprio della fede per comprendere e spiegare l’inspiegabile.

E così certi tipi di cani sono posseduti dal diavolo, le madri sono snaturate perché lasciano i figli da soli a giocare con le bestie, c’è la mano di un Dio invisibile che tutto fa’ e tutto disfa e bisogna accettare l’ineluttabile destino con un atto di fede.

Il processo di “deresponsabilizzazione” è in questo modo ben riuscito. E’ interessante come la mente umana abbia questo bisogno innato di crearsi “mostri”, forse perché così è più facile comprendere, non si deve andare a fondo e la spiegazione di tutto è già lì, a portata di mano. La teoria del “mostro” inoltre riscuote successo sicuro, soprattutto se misuriamo questo successo con il numero di condivisioni o di Like su Facebook.

Proviamo a capire invece come sono andate veramente le cose. Per questo però dobbiamo scomodare l’etologia, le scienze in materia di cognizione e psicologia animale e le teorie sulla comunicazione animale, e questo, per i più, può essere veramente troppo.

Noi però, che gli animali li amiamo e con loro condividiamo le nostre vite e le emozioni più profonde, le cose le vogliamo capire.

Intanto partiamo col dire che la dinamica dell’incidente non è per niente chiara ed è riportata in modo diverso da ogni quotidiano.

  • Il bimbo era solo al momento dell’aggressione e che solo dopo le grida di una vicina di casa la mamma è intervenuta in soccorso del figlio.
  • Il bimbo giocava in una piscinetta sul prato con la madre a pochi metri da lui, quando i cani sono “improvvisamente impazziti” e lo hanno attaccato.
  • Il bimbo era in braccio alla madre quando improvvisamente gli animali si sono avventati.

Capire “come siano andate veramente le cose” non è per niente marginale, come ci vogliono far credere i giornali. E’ necessario comprendere cosa abbia scatenato la “furia omicida” dei due animali proprio per evitare incidenti futuri.

Punto primo, cerchiamo di capire chi è il Dogo Argentino.

Il Dogo argentino nasce come cane da caccia per grossa selvaggina, laddove (in Argentina) per “grossa selvaggina” si intende soprattutto “puma”, cinghiali e altri animaletti simili.

E’ un cane riservato, tranquillo, affettuosissimo con i suoi familiari, dolcissimo e molto protettivo con i “suoi” bambini. In una altra fonte leggo “tende inoltre ad avere rispetto totale per i bambini, risulta pertanto essere un buon cane da famiglia. Svolge infatti senza problemi il compito di guardiano unito al rispetto ed alla generosità nei confronti dei membri del gruppo famigliare”.

Qualcosa dunque non torna.

L’IMPORTANZA DELLA “SOCIALIZZAZIONE”

Le affermazioni riportate sopra ci fanno capire come alla base sia sicuramente mancato un percorso corretto di “socializzazione” dei 2 doghi. Se i 2 cani vivevano in giardino, isolati dunque dal contesto familiare, e magari incontravano il bimbo solo nelle rare occasioni di gioco all’aperto, è possibile che non l’abbiamo riconosciuto appunto come “famiglia”, come “facente parte del loro branco” e lo abbiano attaccato percependolo come elemento strano ed estraneo.

Il periodo di socializzazione dei cuccioli è il periodo più importante nella vita di un cane assieme al periodo dell’imprinting (il brevissimo periodo dopo la nascita in cui il processo di apprendimento istintivo porta l’animale al riconoscimento della propria specie e dei propri conspecifici).

In questo periodo fondamentale che dura in media non più di 16 settimane il cane deve essere esposto in modo massiccio ad ogni tipo di stimolo esterno in modo che da adulto riconosca tali stimoli come normalità e dunque non sviluppi contro di essi atteggiamenti né di paura e né di aggressività.

Per stimoli intendo ogni tipologia di cose, persone ed animali che vi possano venire in mente: dai bambini alle persone adulte o anziane di ogni tipo e colore, vestite normalmente e in modo strano, con l’ombrello o con il cappello (uno dei miei cani per esempio ha paura delle persone con il cappello), che camminano normalmente o zoppicando, o magari con il bastone; dagli altri conspecifici di diverse età, taglie e colori ad altri animali (gatti, polli, criceti e chi più ne ha più ne metta) con i quali magari il nostro amico si troverà a condividere la quotidianità.

Tutto questo mondo variopinto al quale il cucciolo deve essere esposto nel periodo della “socializzazione”, nella mente del cane adulto, dovrà sembrare “normale amministrazione” e non qualcosa di cui aver paura o qualcosa percepita come estranea. Se questo non avviene correttamente, il cane può arrivare a dimostrare diffidenza e nel peggiore dei casi aggressività arrivando anche a sferrare l’attacco. E se a mordere è un Dogo Argentino, o un Pitt Bull o un Maremmano capirete bene, come sicuramente, non ci saranno le stesse conseguenze del morso di un barboncino o di un chiwawa.

L’ERRATA COMUNICAZIONE

Un’altra ipotesi che si potrebbe fare per spiegare questa triste vicenda, senza scomodare la fede e il diavolo, è che il comportamento del bimbo (ovviamente non intenzionale) abbia potuto scatenare l’attacco. Purtroppo i bambini con i loro movimenti goffi, veloci e diretti, (aggiungerei, a volte anche irrispettosi nei confronti degli animali, ma non penso sia stato questo il caso), con le loro grida stridule possono sollecitare istinti di difesa o di predazione nel cane. Soprattutto poi, se come afferma uno dei quotidiani citati sopra, la mamma teneva in braccio (dunque in una posizione alta) il bimbo.

La preda in natura quando si trova in pericolo emette gridi striduli e di tonalità bassa e questo non fa altro che incitare di più il predatore. E così il movimento veloce e diretto, in linea dritta, verso il cane può essere percepito dall’animale come una dichiarazione di guerra sollecitando in lui aggressività di tipo difensivo. Quando mi avvicino ad un cane, se voglio inviargli un messaggio di pace, dovrei fare la cosiddetta “curva di pacificazione”. Se siamo noi gli esseri superiori e intelligenti, come affermiamo di essere, allora tocca a noi la responsabilità di trovare il giusto canale di comunicazione. E se poi abbiamo figli piccoli e ci viene lo schiribizzo di adottare una razza forte come il Dogo non possiamo prenderci di certo il lusso di essere ignoranti in materia.

DIFESA DEL TERRITORIO E CORRETTA GESTIONE DELLE RISORSE

Un’altra ipotesi che mi viene in mente e che va a braccetto con una corretta socializzazione nei confronti degli stimoli estranei e strani, è che questo tipo di cani, ora impiegati per la guardia e difesa del territorio, abbiano percepito la presenza del bambino come intrusiva.

Non va dimenticato che nella mente dell’animale, qualsiasi cosa può divenire risorsa, pertanto degna di essere difesa, spesso anche con atteggiamenti aggressivi. In questo può rientrare anche un problema di “scorretta gestione delle risorse (spazi, cibo, giochi e coccole)” da parte dei proprietari. Con questo tipo di razze forti, (ma questa cosa vale per TUTTI i cani, anche per il barboncino) ci vuole una gestione ferma e coerente, proprietari che siano “autorevoli” ma non “autoritari”, una corretta comunicazione delle “regole” e dei “limiti”, proprio come faremmo con i nostri pargoli.

Chi adotta cani del genere dovrebbe essere consapevole di tutto questo. Un’arma è di per sé innocua, non può esplodere colpi da sola, ma data in mano ad un imbecille può diventare letale.

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)

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Sei un leader per il tuo cane?

Chi è un leader? Secondo il dizionario è qualcuno che “comanda” un gruppo, un’organizzazione o una persona. Aggiungerei a questa lista anche “colui che comanda un animale”.

Ma le cose stanno proprio così?

La leadership, se parliamo di animali, sicuramente è qualcosa di più complesso di quanto sembri a prima vista. La leadership nel modo animale non a niente a che fare con la “dominanza” o la “forza” come alcuni show americani di sedicenti “dog whisperer” (letteralmente “sussurratori”) ci hanno voluto fare credere.

Quanti di voi si son sentiti dire: “bisogna mangiare prima del cane, così gli si dimostra chi è il leader in casa” o “ quando siete davanti ad una porta devi sempre passare prima tu e poi il cane” o ancora “quando vai in passeggiata non permettere mai che il cane ti passi avanti”.

Quanti di voi fanno esattamente queste cose e nonostante ciò hanno un cane che salta addosso alle persone, che abbaia incessantemente, che distrugge cose in casa o che mendica cibo, coccole e altro.

Se mangiare prima del cane o passare prima di lui dalle porte ti fa un leader allora perché ti ritrovi un cane problematico?

Ecco alcune semplici domande che ci possiamo porre per capire se il nostro cane ci percepisce veramente come leader:

 

Parli il linguaggio del tuo cane?

É molto semplice: se non sappiamo comunicare non possiamo creare un legame. L’italiano è la nostra lingua madre come il “linguaggio del corpo” è la lingua madre del cane. Questo significa che non solo dobbiamo imparare come i cani comunicano ma dobbiamo essere consapevoli che loro leggono il nostro linguaggio corporeo, anche quello impercettibile ad ogni occhio umano, in ogni istante in cui ci relazioniamo con loro. Sicuramente sapete di cosa sto parlando se avete un cane.

 

Sai cosa motiva il tuo cane?

Non tutti i cani sono uguali. Ci sono cani che adorano il cibo, altri il gioco e altri ancora le lodi o le carezze. Quando si educa o si lavora con un cane bisogna trovare il giusto “motivatore”. Questo faciliterà molto il lavoro.

 

Sei paziente con lui?

I leader sanno bene che insegnare ad un cane è un processo che si attua a piccoli passi. Bisogna rendere il compito facile, (ricordate, il cane ha il cervello di un bambino di 3 anni) e sapere attendere con pazienza il risultato finale. Insegnare ad un animale non è come “accendere” un interruttore. Non innervosiamoci quando non capisce. Siamo noi che ci dobbiamo mettere in discussione per non essere stati abbastanza chiari. Sicuramente l’errore è nostro e non suo. É probabile che gli abbiamo chiesto “troppo” o lo abbiamo sottoposto ad un compito troppo difficile.

 

Sai osservare?

Sai quando il tuo cane è felice? Quali situazioni lo rendono tale? Stare sul divano con voi mentre lo strapazzate di coccole senza dubbio lo rende felice, ma vi assicuro che i suoi occhi brilleranno di più se lo portate fuori per una bella passeggiata o se gli rendete la vita interessante proponendogli attività e giochi da fare che lo fanno “lavorare” sia con il fisico che con la mente. Il cane è nato per questo, per lavorare e per essere collaborativo con noi.

Quanti di voi invece pensano che per rendere felice un cane basta un tetto sicuro e tanto “ammmore”? Questa è la nostra felicità non sicuramente quella del nostro cane. Saper osservare i suoi stati d’animo in differenti situazioni diventa quindi fondamentale. Sprizzerà gioia da tutti i pori quando gli facciamo fare qualcosa per cui è nato, qualcosa per cui è stato geneticamente programmato dall’evoluzione. E i cani non sono stati programmati per stare tutto il giorno sul divano.

E da quest’ultima considerazione che si genera automaticamente l’ultima domanda:

 

Proponi al tuo cane attività interessanti?

Dare al cane un “lavoro” vuol dire diventare un leader più forte. Non si è più un semplice “proprietario”. In realtà, creando uno scopo e una struttura, il proprietario regala al suo cane un tipo di vita e di responsabilità molto simili a quelle per cui questi animali erano stati programmati in origine. E il gioco è un lavoro serio per il cane. I cani hanno bisogno di applicare la loro intelligenza e cercano sempre la collaborazione con il loro umano. Se non hanno occasione di fare qualcosa insieme si annoiano e cercano di tenersi occupati rosicchiando i mobili, strappando tende e tappeti, mangiando pantofole, facendo i giardinieri con buche nel terreno ed estirpazione di piante, con buona pena del loro umano.

Un’attività che vi fa percepire come “umani interessanti” per esempio, sono i giochi di attivazione mentale e tutti quei giochi in cui il cane deve usare un senso che gli è tanto caro, il fiuto. Sono dei giochi, che possono essere costruiti anche in casa, in cui è nascosto del cibo e per arrivare a prenderlo i cani devono usare il cervello oltre al fiuto.

Questi giochi detti altresì “giochi di problem solving” offrono al cane la possibilità di pensare e trovare soluzioni. Proposti nel modo giusto e con difficoltà graduale, miglioreranno non solo la sua capacità di ragionare e la sua concentrazione ma anche l’auto-stima e la fiducia nelle sue capacità. Infatti, sono altamente consigliati a cani insicuri e ansiosi.

La persona che glieli propone diventerà automaticamente “fichissimo” agli occhi del cane!

In questo video potete osservare con quanto interesse Tobia è concentrato a trovare la soluzione. Non si può non notare come il suo sguardo sprizzi gioia e voglia di lavorare. É focalizzato totalmente sul problema. Ha veramente brevissimi momenti di distrazione dovuti al fatto che non riesce a “risolvere la questione”.

Potete trovare qui tantissime altre attività interessanti da proporre al vostro cane: giocare con il cane

Concludo riportando una bellissima filastrocca sul significato della “leadership”.

Il capo usa “io”.

Il leader usa “noi”.

Il capo crea “paura”.

Il leader ispira “fiducia”.

Il capo “ordina”.

Il leader “insegna come”.

Il capo si basa sul “l’autorità” per ottenere le cose.

Il leader si basa sulla “cooperazione”.

Il capo provoca “risentimento”.

Il leader accende “l’entusiasmo”.

Pensate se nella famiglia, nel lavoro, a scuola, in amore, in amicizia, in tutti quegli ambiti dove si richiede di collaborare e cooperare, si attuassero i principi di cui sopra!

Sicuramente certi umani hanno molto da imparare dai cani e dagli animali in genere in fatto di relazioni!

Questo sguardo non è “senso di colpa”, è PAURA

 

 

cani colpevoli

I cani non provano “colpa” o “vergogna”.

Previeni i comportamenti negativi, non punirli.

  1. Assicuragli il giusti esercizio fisico e stimolazione mentale
  2. Intraprendi, assieme al tuo cane, un percorso di educazione presso un Educatore Cinofilo o un Centro di Addestramento
  3. Non dargli libero accesso alle cose che non che rosichi o distrugga
  4. Dagli qualcosa da fare in tua assenza, mettendogli a disposizione un gioco “passatempo”

Barbara Dimitri

www.addestramentodelcane.com

Quando si adotta un cane pauroso

Quando adottiamo un cane ci aspettiamo che sia felice e prospettiamo per lui una vita meravigliosa.

Diamo per scontato che tanto loro sanno a cosa vanno incontro, una famiglia amorevole che lo amerà per tutta la vita. Ci aspettiamo che appena ci vedono, ci riconoscano subito come i suoi salvatori.

 

LA PROSPETTIVA DEL CANE

Ci dirà “sei la persona migliore che abbia mai incontrato. Ti sarò riconoscente e sarò un bravo cane. Avremo tante belle avventure insieme. Ti ringrazio. Guarda la mia coda, sono felice!  Quello che pensa invece è:

Chi diavolo è questa? Sembra molto carina ma perché non smette di fissarmi? Per favore non mi toccare, non mi toccare ho detto! Non ti conosco. Perché mi tocchi? Non conosco le tue mani e so che le mani fanno male. Dove andiamo? Cos’è questo rumore? E perché devo sedermi qui e tutto si muove? Per favore voglio uscire, dov’è l’uscita? Per favore smettila di guardarmi, smettila di toccarmi!

Non ponendoci alcun problema e considerando le cose dalla nostra prospettiva, diamo corso ad una serie di azioni normali per noi, tanto il cane capisce quello che stiamo facendo: li catapultiamo in macchina (non considerando magari che in una macchina non sono mai saliti), li portiamo in una nuova casa, li presentiamo a nuovi animali e persone. Incuranti dello stress emotivo a cui il cane va incontro pensiamo “lo abbiamo adottato e per questo ci deve essere riconoscente; sicuramente lui capisce che si trova nella sua nuova casa dove tutti saranno amorevoli con lui” e per dimostrarglielo, magari lo strapazziamo di coccole e carezze”.

Il mondo moderno sicuramente non è un ambiente rilassante per un cane. I cani vivono in un mondo che non fa senso per loro. È come se ci chiedessero di trasferirci in un paese dove parlano una lingua, abitudini e costumi completamente diversi dai nostri.

 

LO STRESS DA PAURA: LA FUGA O LA LOTTA

Molte volte i cani esprimono questo stress nei confronti delle “cose” estranee attraverso l’abbaio. I cani provano paura ed hanno una risposta connessa con lo stress proprio come noi umani. Quando qualcosa ci fa paura i livelli di adrenalina aumentano, il battito cardiaco anche e il nostro cervello diventa meno capace di fare scelte.

Le uniche due scelte possibili in questo tipo di condizione, quelle più istintive che non vengono elaborate nel cervello razionale ma in quello irrazionale, sembrano essere la “fuga” o la “lotta”. Quando il cervello irrazionale decide “ehi, questa cosa non mi piace!”, il talamo produce un flusso di ormoni responsabili di risposte collegate allo stress.

Avete mai provato a ragionare con qualcuno che è preda ad una forte emozione come la rabbia o la paura appunto? Avete mai provato a riportare il cane sotto controllo quando abbaia ad un estraneo per paura? Sicuramente vi sarete accorti quanto difficile sia far fronte ad una situazione di stress.

 

L’IMPORTANZA DELLA SOCIALIZZAZIONE

Durante la quotidianità il cane può incontrare una serie di stimoli che lo inducono a risposte legate allo stress. Se lo avete “socializzato” e “introdotto” a questi stimoli quando era giovane, molto probabilmente avrà imparato che questi stimoli (oggetti, persone, situazioni) non sono paurosi. Se non lo avete socializzato invece, sarà duro dimostrargli che un uomo strano con un cappello o con un ombrello non è qualcosa di cui aver paura.

L’altro giorno in spiaggia Nelson ha incontrato una boa arenata sulla riva, cosa che non aveva mai visto in vita sua. Ha iniziato dapprima ad indietreggiare nel tentativo di “fuggire” dallo stimolo, poi ha messo in atto il comportamento contrario, ha iniziato a mostrare i denti e ad abbaiare nel tentativo di “lottare” contro la boa. Finalmente ha capito che il “mostro” non si muoveva, non reagiva, e ha deciso, con una certa curiosità, di andargli più vicino per capire di cosa si trattava. Ha alternato avvicinamenti e repentini indietreggiamenti fino a quando il suo cervello razionale ha preso il sopravvento su quello irrazionale e non gli ha comunicato che non c’era motivo di spaventarsi.

 

I SEGNALI DELLO STRESS

Quando siamo in stress il nostro corpo produce adrenalina e cortisolo che ci induce a scappare o a lottare. Una normale risposta allo stress include:

  • Evitamento: non guardare, indietreggiare, cercare un rifugio sicuro
  • Aggressione da difesa: ringhiare o abbaiare
  • Cercare il contatto visivo o del corpo con umani o altri compagni pelosi per essere rassicurati (per es.nascondersi dietro le gambe).

Quando i cani non possono scappare o lottare, ci sono altri comportamenti e atteggiamenti legati allo stress che mettono in atto. Riporto qui una lista di quelli più frequenti:

  • leccarsi le labbra
  • orecchie basse
  • lineamenti della faccia tesi
  • ansimano
  • posture basse del corpo
  • movimenti lenti.

linguaggio del cane

Molto probabilmente in una situazione molto difficile emotivamente, quando lo stress è tanto, rifiutano il cibo o il premio che gli si vuole usare per controcondizionarli a vincere la paura.

Se lo stimolo pauroso si allontana, la situazione ritorna alla normalità. Il corpo non produce più ormoni dello stress ed entro 7/10 minuti l’adrenalina e il cortisolo presenti si sono dissipati.

Quando abbiamo a che fare con un cane pauroso adottato da un canile o strappato ad una situazione di isolamento (per es. una cucciolata trovata in una campagna) adottiamo un animale che è già in una situazione di stress o è predisposto ad una risposta legata allo stress molto forte nei confronti degli stimoli nuovi.

 

LE ATTIVITÀ SOSTITUTIVE COME REAZIONE ALLO STRESS

Le cosiddette “attività sostitutive” e i comportamenti stereotipati (mangiare cose che non dovrebbero, girare sempre in tondo, leccarsi parti del corpo in modo eccessivo, mordersi la coda, bere in modo eccessivo, anoressia o al contrario bulimia) sono molto diffusi nei cani che sono rinchiusi in canile. Alcuni di essi possono arrivare anche ad avere le allucinazioni, cacciano mosche immaginarie o hanno lo sguardo fisso nel vuoto.

Ci sono anche cani che non presentano i comportamenti descritti sopra ma che potrebbero essere molto vicini ad esibirli quando si trovano davanti qualcosa di nuovo e sconosciuto.

Quando qualcuno li adotta si vedono catapultati in un ora o poco più da un ambiente dove non accadeva nulla in uno dove accadono troppe cose e gli stimoli sono troppo forti. Il loro mondo è letteralmente stravolto.

aggressività da paura
E invece di dare loro tempo e fare le cose in modo graduale abbiamo già oltrepassato la “red line” ed ecco che le risposte legate allo stress non si fanno attendere. Ed è così che un cane che mostra i denti o ha le orecchie basse a causa dello stress e della paura può sferrare un attacco in qualsiasi momento se insistiamo ad avvicinarci troppo non riconoscendo i segnali che ci invia. Nel migliore dei casi, un cane in preda alla paura si limita ad urinare o a nascondersi in qualche angolino.

Diventa fondamentale quindi, per ogni proprietario, imparare a “leggere” il linguaggio del cane. Imparare questa meravigliosa “lingua straniera” sicuramente ci aiuterà ad entrare più in sintonia con i suoi stati d’animo e con i suoi bisogni adottando il “suo” punto di vista.

 

L’AMMMMORE NON BASTA

Pensiamo che sia sufficiente dare al nostro nuovo arrivato affetto, giochi e cibo per rassicurarlo e farlo sentire bene quando basterebbero invece due paroline magiche: “tempo” e “calma”. Molto probabilmente la cosa migliore da fare è sedersi e leggere un libro per un paio di ore mentre il nostro amico prende confidenza con il nuovo ambiente. Sicuramente non è come vi siete immaginati il primo incontro, ma state sicuri che è il modo migliore per aiutarlo ad affrontare la sua nuova vita.

Barbara Dimitri

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