Archivi categoria: Comunicazione del cane

Cosa significa quando il cane svia lo sguardo

 

Il guardare da un’altra parte è un segnale del cane per comunicare:

  1. intento non minaccioso
  2. evitamento
  3. disimpegno dalla situazione

Questo segnale sottile ma importante può mitigare la tensione tra due cani o indicare che il soggetto non è a suo agio durante un’interazione con altri cani o con persone. 

 

Barbara Dimitri (educatore cinofilo)

 

 

Una guida con 10 semplici regole da seguire per educare il tuo cane.

Cambiare l’approccio con il cane cambiando il modo di pensare può fare la differenza nella relazione. Le cose da fare e gli errori da evitare.

Una guida con 10 semplici regole da seguire per educare il tuo cane.Abbiamo pensato a questa guida per cercare di dare delle risposte concrete e facilmente applicabili ai problemi più comuni e ricorrenti tra i proprietari di cani.

Alcune delle domande più frequenti infatti sono: Come insegnargli a non tirare al guinzaglio? Come faccio a non fargli fare la pipì e la popò un casa? Come abituarlo alla calma anche quando è solo in casa?

In questa breve guida, facile e piacevole da leggere perché molto concreta, troverete le indicazioni sui comportamenti da tenere per dare i giusti segnali al vostro animale domestico. Per ogni problema troverete consigli e suggerimenti su cosa fare e cosa non fare.

Questi suggerimenti valgono in linea generale e per cani con particolari problemi comportamentali potrebbe essere necessario un approccio differente.

A chi non trovasse riscontro positivo, mettendo in pratica quanto suggeriamo, consigliamo di utilizzare il nostro servizio di supporto cinofilo on-line gratuito per sottoporre all’attenzione della nostra educatrice cinofila il proprio caso particolare o di scrivere nel forum per un confronto e uno scambio di idee.

Se avete bisogno di una guida e di un programma di educazione, anche di poche lezioni, è possibile concordare un appuntamento scrivendo a info@addestramentodelcane.com.

Vi lasciamo alla lettura della guida che, se volete, potete anche scaricare in formato PDF e stampare. Semplicemente registrandovi gratuitamente a questo sito, in pochi click, potrete visualizzare il link per il download riservato agli utenti registrati.

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educazione del cane, centro cinofilo salento

Non prendete un cane

NON PRENDETE UN CANE!!

Non prendete un cane. Mai. Lasciate stare. Ve lo dico il più sinceramente possibile, davvero con il cuore in mano. Non prendete un cane, per nessun motivo. Se ve ne viene la voglia, fatevela passare. Vi rovinerà la vita. Vi distruggerete la vita. Perché dopo aver trascorso un po’ di tempo con un cane, non sarete più gli stessi. Niente sarà più come prima. Vi sembrerà che il mondo come fino ad ora avete conosciuto non sia mai esistito. Che fosse tutto più semplice, che tutto scorresse scivolando quietamente senza problemi. Perché questo volete davvero… questo è quello che si ritiene sia giusto, se le cose scivolano senza problemi e con facilità allora va tutto bene sul serio….
Non prendete un cane. Mai.

Perché la mattina vi sveglierete e vi troverete davanti due occhi sorridenti, una coda che sbatte frenetica e una leccata sul viso. Perché vi troverete catapultati in corse forsennate a fare la pipì fuori qualsiasi stagione sia e per questo vi accorgerete dello scorrere del tempo e che gli alberi da rossi e gialli sono rimasti senza foglie e dopo poco sono apparsi i germogli e che ancora più in là nei giorni ci sono gli uccellini che cantano tra le fronde. Perché sarete costretti a diventare equilibristi del tempo, a trovare un ritmo che accompagni due cuori.

Perché sarete costretti senza appello a capire chi vi vuole anche con quattro zampe a seguito sempre e comunque e chi invece si arrende al primo biscotto pieno di bava. Perché quando piangerete le vostre lacrime non riusciranno a toccare terra. Perché quando vi ferirete lui sarà lì a leccare il sangue, anche quello che non si vede….
Non prendete mai un cane. MAI. Perché se siete veri umani lui vi educherà. Vi educherà nel modo più duro e primitivo possibile. Con l’amore. Vi educherà all’amore incondizionato.

Quello che non chiede nulla in cambio.

A non avere filtri, ad essere come siete.

Vi educherà alla libertà di voi stessi.

Vi educherà a non difendervi mai da chi amate.

Al non rancore, al perdono sempre, a dimostrare amore in ogni occasione.

Vi educherà all’empatia, a prendervi cura di chi amate.

A osservare il vostro mondo intorno e capire cosa c’è che non va da una camminata, un gesto, uno sguardo.

Vi educherà a non usare le parole.

Vi educherà alla lealtà e all’onestà.

Non prendete un cane. Mai. Perché quando vi avrà educato……vorrete le stesse cose da altri….e non capirete perché lui è stato in grado di darvele e invece tante persone, umani con tanti neuroni e un cuore più grande, non ci riescono. Non capirete perché non riuscite a trovare la stessa trasparenza e lealtà in chi vi sta accanto. E che dice di amarvi.

Non prendete un cane. Mai. Perché diventerete un vero umano randagio, di quelli che ci provano sempre a credere in certi umani e sono sempre sconfitti.

Il linguaggio del corpo vale più di mille parole

La vocalizzazione (abbaiare, guaire, ecc…) è uno dei tanti modi in cui comunica il cane ma non il più importante. Fondamentale per loro è il linguaggio del corpo.

Se possiamo stabilire una percentuale, la comunicazione verbale è importante al 20%, mentre quella corporea all’80%.

Ciononostante noi umani parliamo senza sosta, non curanti dello sforzo mentale che i nostri amici devono mettere in atto per scorgere nel nostro flusso logorroico quali suoni o parole abbiano a che fare con loro.

Immaginate di voler capire le intenzioni di una persona che parla una lingua che voi non conoscete. Ciò che fate è guardare la postura, il viso e le sue mani, nella speranza di scorgere qualche movimento che vi aiuti a decifrare meglio il suo verbale. I nostri cani fanno la stessa cosa.

 

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)

Il legame tra cane e uomo: è una questione di “chimica”

Il contatto visivo aumenta l’ossitocina. Così l’evoluzione ha modellato il rapporto con i nostri amici a quattro zampe.

Il guardarsi negli occhi era considerata fino a poco tempo fa una peculiarità dell’essere umano nelle interazioni con i suoi simili. Per noi esseri umani lo sguardo è essenziale: ci suggerisce le intenzioni degli altri e stabilisce il nostro legame con chi ci circonda. Lo “sguardo reciproco” è in effetti la più importante espressione di attaccamento fra madre e figlio, e genera in entrambi un aumento del cosiddetto “ormone dell’amore e dell’attaccamento”, l’ossitocina. Proprio come avviene tra mamma e bambino, lo sguardo fra cane ed il suo umano scatenerebbe il rilascio di quest’ormone, detto appunto “ormone dell’amore” . Lo rivela una ricerca condotta presso l’Azabu University in Giappone e pubblicata su Science:

il ruolo dell’ossitocina non favorisce solo legami tra individui della stessa specie, ma può rafforzare anche quelli tra uomo-cane, specie distinte ma legate da un rapporto millenario di cooperazione.

È NELLA CHIMICA DI UNO SGUARDO CHE SI CELA IL SEGRETO DI UN’AMICIZIA MILLENARIA

rapporto uomo cane

La gratificazione reciproca nascosta in un breve scambio di attenzioni ha originato quel sistema che, mediato dall’ormone dell’amore, ha plasmato un legame unico, sempre più intenso e indissolubile, fra due specie distinte e del tutto differenti. Solo chi ha un cane può capire che basta guardarlo qualche minuto negli occhi per avvertire un senso di benessere, quasi una sospensione dell’anima, una corrispondenza di “amorosi sensi”. Colpa e merito dell’ossitocina. É proprio questo che si sono chiesti Miho Nagasawa e la sua équipe: se, come fra madre e figlio, l’aumento di ossitocina in questo rapporto un po’ speciale sia mediato dallo sguardo.

 

L’ESPERIMENTO

I ricercatori hanno osservato per 30 minuti il comportamento di 30 cani (15 maschi e 15 femmine) rispetto ai loro proprietari, annotando qualsiasi tipo di interazione vocale, tattile e visiva. Terminato l’esperimento, è stata misurata la concentrazione di ossitocina nelle urine di ciascuna coppia, confrontando i valori rilevati con quelli precedenti l’osservazione. Dallo studio è così emerso che più è prolungato il contatto visivo fra i due, più aumenta l’ossitocina in entrambi. Lo sguardo tra cane e padrone come forma di comunicazione sociale dunque, ha avuto origine con la domesticazione, diverse migliaia di anni fa: il rilascio di ossitocina nell’uomo che si approcciava al cane avrebbe indotto un legame affiliativo che si è conservato e accresciuto nel tempo. Il nostro rapporto con i nostri amici a quattro zampe insomma è stato modellato dall’evoluzione.

Happy Woman and Dog Outside Silhouette

Questo è dimostrato da un ulteriore esperimento che è stato condotto dallo stesso lupi e caniricercatore giapponese sui lupi. Gli scienziati hanno sottoposto agli esperimenti precedenti anche dei lupi allevati dall’uomo: se l’ossitocina incentiva un incontro di sguardi tra cane e il suo umano, ciò non avviene in alcun modo tra uomo e lupo. Tuttavia, non ci si deve sorprendere se per quest’ultimo, infatti, il contatto visivo non è nient’altro che una minaccia tra conspecifici. Per questo, lupi tendono a evitare il contatto visivo con gli esseri umani. L’interazione tra cani e esseri umani è considerata da tempo molto speciale e non si ferma solo ad un mero scambio di sguardi: quando l’uomo punta il dito verso un certo oggetto, per esempio, il cane legge le sue intenzioni e guarda nella direzione indicata, seguendo un comportamento che non manifestano nemmeno gli scimpanzé.

 

L’OSSITOCINA COME L’ALCOOL

L’ossitocina, insomma, rende fiduciosi ed empatici come bere uno o due bicchieri di vino. Come l’alcol, può anche aumentare i livelli di aggressività. Ad affermarlo, uno studio pubblicato sulla rivista Neuroscience and Behavioural Reviews dai ricercatori dell’Università di Birmingham (Regno Unito), secondo cui le due sostanze agirebbero allo stesso modo sul cervello umano. Ma come può una sostanza che genera fiducia provocare anche rabbia? A suo avviso, tutto dipende dal fatto che le mamme sono programmate a diventare aggressive per proteggere i loro piccoli da eventuali pericoli.

 

L’ORMONE DEI MAMMIFERI

ossitocina-ormone-amoreL’ossitocina è stata rilevata solo nei mammiferi. Quest’ormone permette di controllare e inibire le funzioni del cervello rettile-istintivo (l’amigdala , sede di sentimenti ancestrali e primitivi come la paura, l’aggressività e la fuga) e quindi permette e mantiene i comportamenti affettivi parentali: in particolare le cure materne, il togliersi il cibo per darlo ai piccoli, la stabilità della coppia e i legami emotivi materni, genitoriali, amicali e sociali. La diminuzione di ossitocina nell’amigdala della madre (per es. a causa si assunzione di cocaina) è legata all’aumento di comportamenti aggressivi verso i figli. Altra scoperta interessante è stata che un alto livello di ossitocina è responsabile di relazioni monogame tra gli animali, mentre gli individui poligami, della stessa specie, hanno livelli di ossitocina più bassi. L’ossitocina insomma facilita le “coabitazioni di lungo termine” e la vicinanza tra individui.

 

L’IMPORTANZA DELL’OSSITOCINA NEI DISTURBI DELL’AUTISMO

Negli ultimi anni si sta studiando il ruolo dell’ossitocina e della vasopressina nella regolazione dei vari aspetti del comportamento sociale di persone affette da disturbi dello spettro autistico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry: “Per mettere a punto e validare un possibile approccio terapeutico per i disturbi dello spettro autistico, abbiamo condotto un’approfondita caratterizzazione di modelli murini (topi geneticamente modificati) privi del recettore dell’Ot nel sistema nervoso centrale”, dice Bice Chini dell’In-Cnr, coordinatrice della ricerca. “In mancanza di tale recettore, questi animali mostrano alterazioni della memoria sociale e ridotta flessibilità cognitiva, riproducendo quindi il nucleo centrale della sintomatologia autistica, che consiste in deficit delle interazioni sociali, anomalie della comunicazione, rigidità cognitiva e interessi ristretti”. I dati dei ricercatori “hanno evidenziato che gli animali non familiarizzano con altri soggetti della stessa specie e, soprattutto, non sono in grado di distinguere un topolino già incontrato da uno nuovo”, spiega Maria Elvina Sala dell’Università Statale di Milano. “Inoltre, presentano deficit molto caratteristici di flessibilità cognitiva: sono capaci di apprendere un compito in maniera molto efficiente, ma una volta appreso non sono in grado di abbandonarlo per acquisirne uno nuovo al cambiare delle condizioni ambientali, dimostrando una peculiare rigidità cognitiva. Abbiamo notato anche che gli animali sono più aggressivi e, se trattati con dosi normalmente inefficaci di agenti farmacologici convulsivanti, rispondono con crisi di tipo epilettico, manifestazioni queste frequentemente associate alla sintomatologia autistica, che indicano un aumento della loro eccitabilità cerebrale di base”.

 

LO STESSO EFFETTO LO DÀ LA MUSICA

Anche la musica crea “socialità”. Quando un gruppo di persone ascoltano musica assieme o sono ad un concerto si verifica una sorta di “sintonizzazione” emotiva; sono più disposte all’abbraccio e allo stare vicini, a godere assieme dello stesso meccanismo. La musica provoca le cosiddette “7 C sociali”: contatto, coesione, cooperazione, comunicazione, coordinazione, coopatia, cognizione sociale. Responsabile di tutto ciò è ancora una volta l’ossitocina.

Già Aristotele scriveva che l’uomo è sostanzialmente un animale sociale ma che questa “socialità” non sembrava essere solo appannaggio della razza umana. Comunemente ed erroneamente si ritiene che la capacità di favorire i propri simili sia frutto solo della “cultura” umana. La neurobiologia e l’etologia oggi ci dicono che non è così, che non siamo i soli nell’universo ad avere questa capacità immensa che è quella di amare.

Barbara Dimitri

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Cosa significa quando il cane ci porge il fianco o il sederino

Molti proprietari pensano che il proprio cane sia troppo invadente o maleducato quando improvvisamente mentre lo accarezzano gira il sederino o il fianco e cerca di spingerli contro di loro.

Tale comportamento fa parte della serie di cerimoniali di saluto.
I cani lo mettono in atto soprattutto quando ci accovacciamo ad accarezzarli. Si dirigono verso di noi, fanno mezzo giro o un giro completo porgendoci il fianco o il “didietro” e rimangono in un atteggiamento quasi passivo a farsi accarezzare.

“Ci dimostrano in questo modo amicizia, disponibilità e soprattutto fiducia infinita”.

Difatti, la funzione primaria di questo comportamento è la “pacificazione”.

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Porgendoci il sederino (una parte del corpo così vulnerabile), e allontanando da noi i denti, con i quali di solito si sferra l’attacco, ci vogliono appunto mostrare che non intendono attaccare ma che si fidano di noi.

I maschi mostrano lo stesso comportamento, sebbene con lievi modifiche, nei rituali di accoppiamento.
E’ Roger Abrantes, etologo e addestratore di fama internazionale, il primo a catalogare questo tipo di comportamento.
Possiamo trovarne una descrizione dettagliata nel libro “Dog Language”, considerata la bibbia della comunicazione canina.
E’ un comportamento tipico non solo dell’antenato lupo ma anche delle volpi, sebbene quest’ultime non abbiano tanti rituali di “saluto” quanti ne hanno i più sociali cugini lupi e cani.

Barbara Dimitri

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