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AUTOSTIMA, SCELTA E CAPACITA’ DECISIONALI DEL CANE

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I cani sono esseri pensanti. Imparano in continuazione, in ogni momento della giornata.

La domanda fondamentale è “Cosa sta imparando?” Senza una guida da parte nostra, creerà il suo proprio curriculum di comportamenti che non sono proprio quelli che avevamo in mente.

Come noi umani, dovrebbero avere la possibilità di usare la loro mente in modo libero, senza la minaccia incombente della punizione.

Insegnare al cane a “sperimentare con il suo comportamento” non è solo divertente ma è uno step importante nei percorsi di rieducazione comportamentale della reattività, dell’aggressività e della paura.

Lo aiuterà certamente ad avere “fiducia” nelle sue capacità decisionali.

Come la pittura o la scrittura può essere una forma di terapia per gli umani, allo stesso modo insegnare al cane ad “inventare” il suo comportamento, quello che gli addestratori in gergo tecnico chiamano “modellamento” (shaping), può essere terapeutico e liberatorio, specialmente per quei cani con problemi comportamentali.

Per gli esercizi che utilizzano il modellamento si può usare il “bravo” come marcatore del comportamento giusto (seguito subito dopo da un premio alimentare) o meglio ancora il clicker che permette di lavorare sulla precisione dei comportamenti.

 

Un esempio di esercizio in cui si usa il “modellamento” può essere il seguente:

insegnare al cane a spingere un oggetto con il naso. Occorrente: una scatola di cartone.

Si può iniziare l’attività mettendo a terra la scatola di cartone. Si resta immobili fino a quando il cane non fa una qualsiasi cosa con la scatola.

Premiate ogni tipo di interazione del cane con la scatola: se la tocca con le zampe, se la annusa, se ci sale sopra o anche se solamente la guarda.

Permettete al cane di “sperimentare” con la scatola, aspettando che vi offra comportamenti sempre nuovi. Sarete sorpresi di quanta creatività sia capace la mente di un animale.

Siccome il comportamento che vogliamo ottenere è quello di spingere la scatola con il naso, se il cane lo mette in atto, siate pronti a marcare il comportamento con un bravo o click al quale farete seguire il premio alimentare. Quando attua il comportamento che vogliamo in modo consistente e fluente possiamo innalzare i nostri criteri. Lo premieremo per es. non solo se tocca la scatola con il naso, ma anche se la fa muovere anche di pochissimo. Quando è fluente anche in questo, innalziamo ulteriormente i criteri premiando l’animale per es., se riesce a farla muovere di alcuni centimetri.

Si possono seguire gli stessi step per far sedere il cane nella scatola o per farla muovere con la zampa anzichè col muso, o per fargli fare qualsiasi altra cosa che la fantasia ci suggerisca o che il cane ci proponga.

Il “modellamento” o “free shapingè il processo di lasciare sviluppare un comportamento permettendo all’animale di offrire all’inizio comportamenti casuali.

 

L’addestratore può poi catturare e rinforzare approssimazioni successive, anche piccolissime, del comportamento desiderato, arrivando così al comportamento finale. Il cane reperirà le informazioni, se sta procedendo bene o meno, dai click/bravo e premio. Il rinforzo positivo insomma sarà la bussola per orientarsi nell’esercizio.

Con lo “shaping” e il rinforzo positivo gli animali imparano competenze importanti come prendere iniziativa e fare scelte. Queste due importanti competenze permetteranno al cane di avere un certo controllo sull’ambiente circostante, perchè lo percepirà meno minaccioso e questo lo aiuterà ad avere più fiducia in se stesso.

Ecco un VIDEO esemplificativo. 

 

Lo scopo è quello di ottenere un cane “pensante”, che anche nelle situazioni più difficili, creda in se stesso, sappia controllare le proprie emozioni e sappia fare la scelta giusta per affrontare la difficoltà.

 Primo ingrediente segreto del “modellamento”: il tempo. Per utilizzare la tecnica con successo bisogna avere un buon “tempo”. Si dovrebbe cliccare e premiare almeno 15 volte in un minuto, Ciò significa che si deve offrire un feedback continuo almeno uno ogni 4 secondi. In questo modo il cane capisce subito cosa si vuole da lui e mantiene alto il desiderio di lavorare. Dopo i 15 click/bravo e premio al minuto si aspetta che il cane offra il comportamento successivo. 

Secondo ingrediente segreto: dove piazzare il premio. Questo dettaglio può velocizzare la tecnica del modellamento. Si può offrire il premio in un posto che anticipa il prossimo comportamento del cane. Se per es. si desidera che entri nella scatola si può gettare il premio nella scatola.

 

Barbara Dimitri (educatore cinofilo e rieducatore comportamentale)

Non mi dire sempre cosa fare

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I nostri cani sono costantemente manipolati attraverso comandi vocali, posture e gesti che utilizziamo nel quotidiano per interagire con loro e allo scopo di ottenere comportamenti.

Facendo un paragone in ambito umano, è come se noi facessimo i compiti al posto dei nostri figli.

 

I genitori sanno benissimo che così facendo i loro pargoli prendono voti più alti; non impareranno mai però, ad acquisire quelle abilità fondamentali che sono necessarie a cavarsela nella vita come autonomia, capacità di pensare per risolvere un problema e quella competenza emotiva che è così importante per poter ragionare che è la “calma”.

 

La stessa cosa vale per i nostri cani. Se noi costantemente diciamo loro cosa fare, chiedendogli obbedienza, dicendo in continuazione “no” o usando strumenti quali il guinzaglio per manipolarli, o usando la pressione della postura per intimargli un seduto per es., non facciamo altro che inibire la loro capacità di ragionare per trovare soluzioni e perché no, anche la loro capacità di scelta.

 

I cani come i bambini dovrebbero imparare l’abilità fondamentale di “risolvere i problemi” quando gli si presentano. Fornendo loro una buona “motivazione” (il cibo o il gioco) affinchè attuino comportamenti frutto di ragionamento, li aiuta ad acquisire quelle abilità fondamentali e quelle “competenze emotive” di cui si è detto sopra. Un cane stressato o troppo eccitato non ha la capacità di ragionare. Il cortisolo che è l’ormone dello stress, inibisce il ragionamento.

 

Basta insegnare ai nostri amici una piccola serie di competenze e comportamenti di base, tutto il resto può essere acquisito mediante attività che sfruttano la capacità di ragionamento e di problem solving dell’animale.

 

Compito: “Cosa faccio quando………(riempi lo spazio)”. Se la risposta del cane a questa domanda è girare su se stesso, esibire comportamenti di stress, perdere il controllo o diventare disattento o addirittura reattivo significa che ha pochi “strumenti” emotivi e comportamentali a cui attingere.

 

E se gli strumenti sono pochi continuerà ad usare quelli che sono disponibili all’istante e che gli sono familiari, quelli che è abituato ad usare. In poche parole, se la “cassetta degli attrezzi” comportamentale del vostro cane include solamente comportamenti reattivi ed impulsivi e poco altro, userà quelli che gli sono serviti in passato e che lui pensa siano efficaci per qualsiasi situazione problematica gli si presenti nel presente.

Il cane ha bisogno di imparare ad affrontare nuove situazioni senza attingere ai “vecchi” strumenti. Per fare questo nella sua mente nuovi comportamenti devono prendere il posto dei vecchi.

Per intenderci, i “vecchi” strumenti saranno sempre lì, ma verranno utilizzati sempre meno se gli si insegna, tramite l’utilizzo del rinforzo positivo attraverso il cibo per es., che comportamenti di calma e relax pagano di più.

 

Barbara Dimitri (educatore cinofilo e rieducatore comportamentale)

CI VUOLE TEMPO

Ci vuole tempo per imparare ad imparare da un’altra specie.

Ci vuole tempo per costruire comprensione reciproca.

Ci vuole tempo per osservare e applicare quello che si è osservato.

Ancora più tempo per costruire una relazione basata sulla fiducia.

Conoscersi richiede tempo.

Tempo è necessario per “insegnare” inteso prima di tutto come trasmettere un modo di essere più che contenuti.

Ci vuole tempo per costruire competenze ad un capo e all’altro del guinzaglio.

Ci vuole tempo per imparare.

E soprattutto per imparare ad essere umili.

Ci vuole tempo per imparare a lavorare insieme, a cooperare per un fine comune.

Altrettanto tempo ci vuole per imparare i processi di apprendimento che abbiamo in comune con gli animali.

Il modo in cui il nostro cervello e quello dei nostri compagni di viaggio si relaziona con le “cose” del mondo è un landa sconfinata e affascinante e…ci vuole tempo per conoscerlo.

Ci vuole tempo per ammettere le nostre carenze e rifletterci su.

Altrettanto tempo per capire come superarle per far andare avanti la relazione.

Ci vuole tempo per praticare la compassione e l’empatia.

Non si può affrettare una relazione.

Non si può affrettare il processo di insegnamento nè tanto meno quello di apprendimento.

Ognuno, umani ed animali, ha i suoi tempi.

Un consiglio a chi è “in una relazione” con un’altra specie: niente accade dall’oggi al domani.

Se pretendi che il tuo cane si adatti ai tuoi tempi, al tuo calendario, ai tuoi desideri e bisogni hai fallito in partenza.

 

CI VUOLE PRIMA DI TUTTO IL RISPETTO DEL TEMPO.

 

Barbara Dimitri (Educatore cinofilo)

 

 

MICROCHIP DAY, UN DIRITTO PER IL CANE, UN DOVERE PER TE

 

La Pro Loco di Castrignano de’ Greci in collaborzione con l’Asl competente, organizza il Microchip Day. Giornata dedicata all’iscrizione dei cani di proprietà all’Anagrafe Canina.

L’appuntamento è per Domenica 28 maggio 2017, dalle 9,00 alle 13,30 presso la Masseria Pozzelle a Castrignano de’Greci. L’iniziativa si rivolge sia ai cittadini di Castrignano che a quelli dei paesi limitrofi.

 

Anche noi saremo presenti con un servizio di consulenza gratuita sull’educazione del cane, e sui problemi comportamentali.

 

IMPORTANZA DEL MICROCHIP CONTRO GLI ABBANDONI
Dal 1991 è obbligatorio dichiarare e registrare il possesso di un cane presso l’anagrafe canina della propria ASL di residenza.
Il microchip è una minuscola capsulina di materiale biocompatibile, che non provoca nessun rigetto né fastidio, di 11mm di lunghezza e 2,1mm di diametro.
Viene iniettato sottocute con un’apposita siringa sterile e monouso in pochi secondi e senza dolore.

Ha molti vantaggi:
• l’applicazione è veramente indolore e non richiede anestesia; perciò si può mettere su cani giovanissimi anche di taglia molto piccola e a cani anziani
• non sbiadisce col tempo, come poteva accadere con il tatuaggio
• è applicato in una zona facilmente controllabile con un apposito “lettore” (scanner) che è in possesso di tutti i veterinari che operano in ambulatorio e del Servizio Veterinari ASL, oltre che dei canili di ricovero dei cani randagi

Il microchip è “passivo”, poiché rimane nel sottocute senza emettere segnali: lo fa solo quando viene “attivato” da un lettore e per i pochissimi delle ricerca; allora trasmette un segnale che viene decodificato dal lettore nel codice identificativo del cane (codice composto da 15 numeri), unico al mondo ed esclusivo di quell’animale.
Il codice indica:
• il paese in cui all’animale è stato iniettato il chip
• il produttore del chip 
• gli ultimi 6 numeri identificano l’animale

Sicuramente è un metodo:
• più affidabile, perché non si falsifica e si legge perfettamente
• più pratico, poiché non richiede anestesia e si legge agevolmente anche in animali poco docili
• più internazionale, per l’unicità garantita di ciascun numero
• inoltre non si “scarica” mai

A cosa serve?
Il codice di identificazione del Vostro cane sarà abbinato al nome di una persona, la quale sarà riconosciuta come proprietaria dell’animale. Per questo motivo avete sia diritti sia dei doveri nei suoi confronti.
Tutti i dati relativi al cane di proprietà entrano in una banca dati per agevolare la sua identificazione ed il ritrovamento del proprietario in caso di smarrimento.

Perciò vanno “chippati” proprio tutti i cani, anche quelli piccolissimi, anche quelli che “tanto stanno sempre in casa” e non li vede nessuno, ma, quell’unica volta che si perdono ci gettano della disperazione, e anche quelli troppo “vecchi”. Non ci sono limiti di età per il michrochip!

Barbara Dimitri (Educatore cinofilo)

 

 

I cani non nascono col manuale di istruzioni

 

L’approccio comune all’addestramento e all’educazione del cane si riduce a voler risolvere i problemi comportamentali. É quello che chiedono i proprietari di cani quando vanno  da un educatore e dicono “ho un problema”.
Nove volte su dieci quello che per noi è problema comportamentale per il cane è un modo di comportarsi normale e naturale. Il solo problema è che questo modo naturale non si accomoda bene nel mondo degli umani.
Il rosicare oggetti, il rubare il cibo, il saltare sulla gente, lo scavare buche in giardino, l’abbaiare o il morsicare le mani per gioco, insomma, tutte queste cose non sono il “male”, hanno la pecca di essere solamente “sconvenienti” per noi umani.
Molti ancora, purtroppo, giustificano tali comportamenti con il “mito della dominanza”: se il cane mi salta addosso o ruba il cibo dal tavolo senza il mio permesso significa che mi vuole dominare. In poche parole, i cani starebbero al mondo per sfidare in continuazione la nostra autorità e per farci i dispetti. Questo modo di pensare la relazione con il cane sfortunatamente ha portato molti proprietari a sbarazzarsi del proprio animale nel migliore dei casi abbandonandolo.
I cuccioli purtroppo non nascono con il manuale di istruzioni accluso per sopravvivere nel nostro mondo. A dire il vero, a molti di noi piacerebbe che questo manuale avesse come titolo “COME COMPIACERE IL MIO UMANO“. 

 

 Anzi, vengono al mondo proprio con comportamenti programmati (da madre natura) ad infastidirci e a farci incazzare. Eh sì, sembra proprio un complotto ordito da madre natura per disturbare l’esistenza di noi umani, esseri superiori e padroni del mondo!
Il cane ragiona in questo modo “vedo cibo, mangio cibo”. Se il cibo sta sul tavolo, semplicemente diventa per il cane una risorsa disponibile. Come vi comportereste voi di fronte ad una tavola imbandita di dolci se sapeste che nessuno è nei paraggi? Anche se la vostra buona educazione vi impone di non cedere alla tentazione, quanto meno ne siete tentati, e per un solo istante avete immaginato di rubarne qualcuno.

Non è dunque una questione di “sfida all’autorità” (e già questo presupporrebbe una relazione distorta con il vostro amico, non certo basata su una base collaborativa ma su chi è su un gradino superiore e chi è su quello inferiore), ma è una questione di “disponibilità della risorsa”.
Invece di pensarla in questo modo e rimproverarlo, perchè non essere più costruttivi ed insegnargli che è più “conveniente” rinunciare alla risorsa che andare a prenderla?

Qui trovate un video dimostrativo di come si può educare il nostro amico ad ignorare il cibo sul tavolo e come far sì che questo diventi un comportamento del tutto naturale:

Per i nostri cani e per tutti gli animali con cui noi umani stabiliamo una relazione non è cosa facile destreggiarsi nel nostro mondo complicato. É come se noi andassimo un paese straniero dove nessuno parla la nostra lingua.
Loro sicuramente fanno un sforzo immane per comprendere le nostre regole, semplicemente perchè ci amano. Sarebbe giusto anche che noi ci sforzassimo di venir loro incontro almeno cercando capire le “loro ragioni”.

 

Happy training!

Barbara Dimitri (educatore cinofilo)

 

 

Non prendete un cane

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NON PRENDETE UN CANE!!

Non prendete un cane. Mai. Lasciate stare. Ve lo dico il più sinceramente possibile, davvero con il cuore in mano. Non prendete un cane, per nessun motivo. Se ve ne viene la voglia, fatevela passare. Vi rovinerà la vita. Vi distruggerete la vita. Perché dopo aver trascorso un po’ di tempo con un cane, non sarete più gli stessi. Niente sarà più come prima. Vi sembrerà che il mondo come fino ad ora avete conosciuto non sia mai esistito. Che fosse tutto più semplice, che tutto scorresse scivolando quietamente senza problemi. Perché questo volete davvero… questo è quello che si ritiene sia giusto, se le cose scivolano senza problemi e con facilità allora va tutto bene sul serio….
Non prendete un cane. Mai.

Perché la mattina vi sveglierete e vi troverete davanti due occhi sorridenti, una coda che sbatte frenetica e una leccata sul viso. Perché vi troverete catapultati in corse forsennate a fare la pipì fuori qualsiasi stagione sia e per questo vi accorgerete dello scorrere del tempo e che gli alberi da rossi e gialli sono rimasti senza foglie e dopo poco sono apparsi i germogli e che ancora più in là nei giorni ci sono gli uccellini che cantano tra le fronde. Perché sarete costretti a diventare equilibristi del tempo, a trovare un ritmo che accompagni due cuori.

Perché sarete costretti senza appello a capire chi vi vuole anche con quattro zampe a seguito sempre e comunque e chi invece si arrende al primo biscotto pieno di bava. Perché quando piangerete le vostre lacrime non riusciranno a toccare terra. Perché quando vi ferirete lui sarà lì a leccare il sangue, anche quello che non si vede….
Non prendete mai un cane. MAI. Perché se siete veri umani lui vi educherà. Vi educherà nel modo più duro e primitivo possibile. Con l’amore. Vi educherà all’amore incondizionato.

Quello che non chiede nulla in cambio.

A non avere filtri, ad essere come siete.

Vi educherà alla libertà di voi stessi.

Vi educherà a non difendervi mai da chi amate.

Al non rancore, al perdono sempre, a dimostrare amore in ogni occasione.

Vi educherà all’empatia, a prendervi cura di chi amate.

A osservare il vostro mondo intorno e capire cosa c’è che non va da una camminata, un gesto, uno sguardo.

Vi educherà a non usare le parole.

Vi educherà alla lealtà e all’onestà.

Non prendete un cane. Mai. Perché quando vi avrà educato……vorrete le stesse cose da altri….e non capirete perché lui è stato in grado di darvele e invece tante persone, umani con tanti neuroni e un cuore più grande, non ci riescono. Non capirete perché non riuscite a trovare la stessa trasparenza e lealtà in chi vi sta accanto. E che dice di amarvi.

Non prendete un cane. Mai. Perché diventerete un vero umano randagio, di quelli che ci provano sempre a credere in certi umani e sono sempre sconfitti.

Il linguaggio del corpo vale più di mille parole

La vocalizzazione (abbaiare, guaire, ecc…) è uno dei tanti modi in cui comunica il cane ma non il più importante. Fondamentale per loro è il linguaggio del corpo.

Se possiamo stabilire una percentuale, la comunicazione verbale è importante al 20%, mentre quella corporea all’80%.

Ciononostante noi umani parliamo senza sosta, non curanti dello sforzo mentale che i nostri amici devono mettere in atto per scorgere nel nostro flusso logorroico quali suoni o parole abbiano a che fare con loro.

Immaginate di voler capire le intenzioni di una persona che parla una lingua che voi non conoscete. Ciò che fate è guardare la postura, il viso e le sue mani, nella speranza di scorgere qualche movimento che vi aiuti a decifrare meglio il suo verbale. I nostri cani fanno la stessa cosa.

 

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)

La magia dell’addestramento

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L’addestramento non è una cosa fine a se stessa, espande la visione del mondo del vostro cane, le sue facoltà intellettive e le sue competenze emotive, mettendolo così in grado di compiere anche compiti per il quale non era stato specificatamente addestrato. In particolare il “rinforzo positivo” aiuta i nostri amici ad imparare, esplorare nuove possibilità ed a crescere con più fiducia. Il “rinforzo positivo” rende i nostri amici degli avidi ed instancabili apprendenti. Più lavorano, più hanno voglia di lavorare. Glielo vedi negli occhi. Sfavillano, quando lavorate insieme. L’opposto accade nei cani educati ed addestrati con la “punizione”. La loro visione del mondo si chiude e sono esitanti a provare nuove cose. Il loro sguardo si spegne.

 

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)

Perchè il mio cane mi obbedisce in casa e fuori no?

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Perchè il mio cane mi obbedisce in casa e fuori no?

 

I cani non hanno la capacità di generalizzare un comportamento o un evento come noi umani. Se gli abbiamo insegnato il seduto o il terra in casa, non è detto che lo esegua in giardino, al parco o in un altro contesto. O se ha imparato a rispettare il gatto in casa, non è detto che fuori in giardino non lo rincorra per predarlo.  Sono bravissimi a generalizzare eventi negativi (se si spaventano per qualcosa, si spaventeranno per quella cosa in qualsiasi luogo la incontrino) ma non purtroppo quelli positivi o neutri. Anche a voi sarà capitato di vedere una persona sempre in un contesto ma quando la incontrate in un altro contesto faticate a riconoscerla.

Un suggerimento è quello di provare il comportamento prima nel luogo dove di solito lavorate con il vostro amico e poi di esercitarvi in un altro luogo usando un premio di più alto valore. Se prima avete usato un wuerstel, ora provate con pezzetti di pollo o con del formaggio. Usate più entusiasmo nel luogo nuovo e mixate il nuovo comportamento con altri comportamenti più facili che il vostro amico già conosce.

 

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)

Cani “assassini”, facciamo un po’ di chiarezza.

Il mostro è stato sbattuto ancora una volta in prima pagina.

Giusto per citare uno dei titoli e per capire di cosa stiamo parlando: “Quei cani da guardia che non sono amici dell’uomo. Due dogo argentini hanno sbranato il piccolo Giorgio, il loro padroncino di un anno e mezzo.”

Giustizia (almeno giornalisticamente parlando) è stata fatta. E come non “condividere” le dichiarazioni del vicesindaco: “Giorno tragico oggi per Mascalucia. Vi invito a pregare per il piccolo di poco più di un anno che non ce l’ha fatta e per la madre ferita nel tentativo di strapparlo ai loro cani inferociti. Lasciate che vi confidi solo una cosa: con tutta la fede che posso immaginare non riesco ad accettare che un bambino indifeso muoia così. O forse è la mia fede che non è abbastanza forte per comprendere”.

E sì in effetti è proprio una questione di fede. D’altronde con la fede possiamo liquidare ogni questione a cui la nostra mente, purtroppo limitata, non riesce a dare una spiegazione.

E soprattutto abbiamo bisogno proprio della fede per comprendere e spiegare l’inspiegabile.

E così certi tipi di cani sono posseduti dal diavolo, le madri sono snaturate perché lasciano i figli da soli a giocare con le bestie, c’è la mano di un Dio invisibile che tutto fa’ e tutto disfa e bisogna accettare l’ineluttabile destino con un atto di fede.

Il processo di “deresponsabilizzazione” è in questo modo ben riuscito. E’ interessante come la mente umana abbia questo bisogno innato di crearsi “mostri”, forse perché così è più facile comprendere, non si deve andare a fondo e la spiegazione di tutto è già lì, a portata di mano. La teoria del “mostro” inoltre riscuote successo sicuro, soprattutto se misuriamo questo successo con il numero di condivisioni o di Like su Facebook.

Proviamo a capire invece come sono andate veramente le cose. Per questo però dobbiamo scomodare l’etologia, le scienze in materia di cognizione e psicologia animale e le teorie sulla comunicazione animale, e questo, per i più, può essere veramente troppo.

Noi però, che gli animali li amiamo e con loro condividiamo le nostre vite e le emozioni più profonde, le cose le vogliamo capire.

Intanto partiamo col dire che la dinamica dell’incidente non è per niente chiara ed è riportata in modo diverso da ogni quotidiano.

  • Il bimbo era solo al momento dell’aggressione e che solo dopo le grida di una vicina di casa la mamma è intervenuta in soccorso del figlio.
  • Il bimbo giocava in una piscinetta sul prato con la madre a pochi metri da lui, quando i cani sono “improvvisamente impazziti” e lo hanno attaccato.
  • Il bimbo era in braccio alla madre quando improvvisamente gli animali si sono avventati.

Capire “come siano andate veramente le cose” non è per niente marginale, come ci vogliono far credere i giornali. E’ necessario comprendere cosa abbia scatenato la “furia omicida” dei due animali proprio per evitare incidenti futuri.

Punto primo, cerchiamo di capire chi è il Dogo Argentino.

Il Dogo argentino nasce come cane da caccia per grossa selvaggina, laddove (in Argentina) per “grossa selvaggina” si intende soprattutto “puma”, cinghiali e altri animaletti simili.

E’ un cane riservato, tranquillo, affettuosissimo con i suoi familiari, dolcissimo e molto protettivo con i “suoi” bambini. In una altra fonte leggo “tende inoltre ad avere rispetto totale per i bambini, risulta pertanto essere un buon cane da famiglia. Svolge infatti senza problemi il compito di guardiano unito al rispetto ed alla generosità nei confronti dei membri del gruppo famigliare”.

Qualcosa dunque non torna.

L’IMPORTANZA DELLA “SOCIALIZZAZIONE”

Le affermazioni riportate sopra ci fanno capire come alla base sia sicuramente mancato un percorso corretto di “socializzazione” dei 2 doghi. Se i 2 cani vivevano in giardino, isolati dunque dal contesto familiare, e magari incontravano il bimbo solo nelle rare occasioni di gioco all’aperto, è possibile che non l’abbiamo riconosciuto appunto come “famiglia”, come “facente parte del loro branco” e lo abbiano attaccato percependolo come elemento strano ed estraneo.

Il periodo di socializzazione dei cuccioli è il periodo più importante nella vita di un cane assieme al periodo dell’imprinting (il brevissimo periodo dopo la nascita in cui il processo di apprendimento istintivo porta l’animale al riconoscimento della propria specie e dei propri conspecifici).

In questo periodo fondamentale che dura in media non più di 16 settimane il cane deve essere esposto in modo massiccio ad ogni tipo di stimolo esterno in modo che da adulto riconosca tali stimoli come normalità e dunque non sviluppi contro di essi atteggiamenti né di paura e né di aggressività.

Per stimoli intendo ogni tipologia di cose, persone ed animali che vi possano venire in mente: dai bambini alle persone adulte o anziane di ogni tipo e colore, vestite normalmente e in modo strano, con l’ombrello o con il cappello (uno dei miei cani per esempio ha paura delle persone con il cappello), che camminano normalmente o zoppicando, o magari con il bastone; dagli altri conspecifici di diverse età, taglie e colori ad altri animali (gatti, polli, criceti e chi più ne ha più ne metta) con i quali magari il nostro amico si troverà a condividere la quotidianità.

Tutto questo mondo variopinto al quale il cucciolo deve essere esposto nel periodo della “socializzazione”, nella mente del cane adulto, dovrà sembrare “normale amministrazione” e non qualcosa di cui aver paura o qualcosa percepita come estranea. Se questo non avviene correttamente, il cane può arrivare a dimostrare diffidenza e nel peggiore dei casi aggressività arrivando anche a sferrare l’attacco. E se a mordere è un Dogo Argentino, o un Pitt Bull o un Maremmano capirete bene, come sicuramente, non ci saranno le stesse conseguenze del morso di un barboncino o di un chiwawa.

L’ERRATA COMUNICAZIONE

Un’altra ipotesi che si potrebbe fare per spiegare questa triste vicenda, senza scomodare la fede e il diavolo, è che il comportamento del bimbo (ovviamente non intenzionale) abbia potuto scatenare l’attacco. Purtroppo i bambini con i loro movimenti goffi, veloci e diretti, (aggiungerei, a volte anche irrispettosi nei confronti degli animali, ma non penso sia stato questo il caso), con le loro grida stridule possono sollecitare istinti di difesa o di predazione nel cane. Soprattutto poi, se come afferma uno dei quotidiani citati sopra, la mamma teneva in braccio (dunque in una posizione alta) il bimbo.

La preda in natura quando si trova in pericolo emette gridi striduli e di tonalità bassa e questo non fa altro che incitare di più il predatore. E così il movimento veloce e diretto, in linea dritta, verso il cane può essere percepito dall’animale come una dichiarazione di guerra sollecitando in lui aggressività di tipo difensivo. Quando mi avvicino ad un cane, se voglio inviargli un messaggio di pace, dovrei fare la cosiddetta “curva di pacificazione”. Se siamo noi gli esseri superiori e intelligenti, come affermiamo di essere, allora tocca a noi la responsabilità di trovare il giusto canale di comunicazione. E se poi abbiamo figli piccoli e ci viene lo schiribizzo di adottare una razza forte come il Dogo non possiamo prenderci di certo il lusso di essere ignoranti in materia.

DIFESA DEL TERRITORIO E CORRETTA GESTIONE DELLE RISORSE

Un’altra ipotesi che mi viene in mente e che va a braccetto con una corretta socializzazione nei confronti degli stimoli estranei e strani, è che questo tipo di cani, ora impiegati per la guardia e difesa del territorio, abbiano percepito la presenza del bambino come intrusiva.

Non va dimenticato che nella mente dell’animale, qualsiasi cosa può divenire risorsa, pertanto degna di essere difesa, spesso anche con atteggiamenti aggressivi. In questo può rientrare anche un problema di “scorretta gestione delle risorse (spazi, cibo, giochi e coccole)” da parte dei proprietari. Con questo tipo di razze forti, (ma questa cosa vale per TUTTI i cani, anche per il barboncino) ci vuole una gestione ferma e coerente, proprietari che siano “autorevoli” ma non “autoritari”, una corretta comunicazione delle “regole” e dei “limiti”, proprio come faremmo con i nostri pargoli.

Chi adotta cani del genere dovrebbe essere consapevole di tutto questo. Un’arma è di per sé innocua, non può esplodere colpi da sola, ma data in mano ad un imbecille può diventare letale.

Barbara Dimitri (Educatore ed Istruttore cinofilo)