Archivi tag: educazione cinofila in provincia di lecce

AUTOSTIMA, SCELTA E CAPACITA’ DECISIONALI DEL CANE

addestramento cani, rieducazione comportamentale cani

I cani sono esseri pensanti. Imparano in continuazione, in ogni momento della giornata.

La domanda fondamentale è “Cosa sta imparando?” Senza una guida da parte nostra, creerà il suo proprio curriculum di comportamenti che non sono proprio quelli che avevamo in mente.

Come noi umani, dovrebbero avere la possibilità di usare la loro mente in modo libero, senza la minaccia incombente della punizione.

Insegnare al cane a “sperimentare con il suo comportamento” non è solo divertente ma è uno step importante nei percorsi di rieducazione comportamentale della reattività, dell’aggressività e della paura.

Lo aiuterà certamente ad avere “fiducia” nelle sue capacità decisionali.

Come la pittura o la scrittura può essere una forma di terapia per gli umani, allo stesso modo insegnare al cane ad “inventare” il suo comportamento, quello che gli addestratori in gergo tecnico chiamano “modellamento” (shaping), può essere terapeutico e liberatorio, specialmente per quei cani con problemi comportamentali.

Per gli esercizi che utilizzano il modellamento si può usare il “bravo” come marcatore del comportamento giusto (seguito subito dopo da un premio alimentare) o meglio ancora il clicker che permette di lavorare sulla precisione dei comportamenti.

 

Un esempio di esercizio in cui si usa il “modellamento” può essere il seguente:

insegnare al cane a spingere un oggetto con il naso. Occorrente: una scatola di cartone.

Si può iniziare l’attività mettendo a terra la scatola di cartone. Si resta immobili fino a quando il cane non fa una qualsiasi cosa con la scatola.

Premiate ogni tipo di interazione del cane con la scatola: se la tocca con le zampe, se la annusa, se ci sale sopra o anche se solamente la guarda.

Permettete al cane di “sperimentare” con la scatola, aspettando che vi offra comportamenti sempre nuovi. Sarete sorpresi di quanta creatività sia capace la mente di un animale.

Siccome il comportamento che vogliamo ottenere è quello di spingere la scatola con il naso, se il cane lo mette in atto, siate pronti a marcare il comportamento con un bravo o click al quale farete seguire il premio alimentare. Quando attua il comportamento che vogliamo in modo consistente e fluente possiamo innalzare i nostri criteri. Lo premieremo per es. non solo se tocca la scatola con il naso, ma anche se la fa muovere anche di pochissimo. Quando è fluente anche in questo, innalziamo ulteriormente i criteri premiando l’animale per es., se riesce a farla muovere di alcuni centimetri.

Si possono seguire gli stessi step per far sedere il cane nella scatola o per farla muovere con la zampa anzichè col muso, o per fargli fare qualsiasi altra cosa che la fantasia ci suggerisca o che il cane ci proponga.

Il “modellamento” o “free shapingè il processo di lasciare sviluppare un comportamento permettendo all’animale di offrire all’inizio comportamenti casuali.

 

L’addestratore può poi catturare e rinforzare approssimazioni successive, anche piccolissime, del comportamento desiderato, arrivando così al comportamento finale. Il cane reperirà le informazioni, se sta procedendo bene o meno, dai click/bravo e premio. Il rinforzo positivo insomma sarà la bussola per orientarsi nell’esercizio.

Con lo “shaping” e il rinforzo positivo gli animali imparano competenze importanti come prendere iniziativa e fare scelte. Queste due importanti competenze permetteranno al cane di avere un certo controllo sull’ambiente circostante, perchè lo percepirà meno minaccioso e questo lo aiuterà ad avere più fiducia in se stesso.

Ecco un VIDEO esemplificativo. 

 

Lo scopo è quello di ottenere un cane “pensante”, che anche nelle situazioni più difficili, creda in se stesso, sappia controllare le proprie emozioni e sappia fare la scelta giusta per affrontare la difficoltà.

 Primo ingrediente segreto del “modellamento”: il tempo. Per utilizzare la tecnica con successo bisogna avere un buon “tempo”. Si dovrebbe cliccare e premiare almeno 15 volte in un minuto, Ciò significa che si deve offrire un feedback continuo almeno uno ogni 4 secondi. In questo modo il cane capisce subito cosa si vuole da lui e mantiene alto il desiderio di lavorare. Dopo i 15 click/bravo e premio al minuto si aspetta che il cane offra il comportamento successivo. 

Secondo ingrediente segreto: dove piazzare il premio. Questo dettaglio può velocizzare la tecnica del modellamento. Si può offrire il premio in un posto che anticipa il prossimo comportamento del cane. Se per es. si desidera che entri nella scatola si può gettare il premio nella scatola.

 

Barbara Dimitri (educatore cinofilo e rieducatore comportamentale)

Non mi dire sempre cosa fare

addestramento cani, rieducazione comportamentale cani

I nostri cani sono costantemente manipolati attraverso comandi vocali, posture e gesti che utilizziamo nel quotidiano per interagire con loro e allo scopo di ottenere comportamenti.

Facendo un paragone in ambito umano, è come se noi facessimo i compiti al posto dei nostri figli.

 

I genitori sanno benissimo che così facendo i loro pargoli prendono voti più alti; non impareranno mai però, ad acquisire quelle abilità fondamentali che sono necessarie a cavarsela nella vita come autonomia, capacità di pensare per risolvere un problema e quella competenza emotiva che è così importante per poter ragionare che è la “calma”.

 

La stessa cosa vale per i nostri cani. Se noi costantemente diciamo loro cosa fare, chiedendogli obbedienza, dicendo in continuazione “no” o usando strumenti quali il guinzaglio per manipolarli, o usando la pressione della postura per intimargli un seduto per es., non facciamo altro che inibire la loro capacità di ragionare per trovare soluzioni e perché no, anche la loro capacità di scelta.

 

I cani come i bambini dovrebbero imparare l’abilità fondamentale di “risolvere i problemi” quando gli si presentano. Fornendo loro una buona “motivazione” (il cibo o il gioco) affinchè attuino comportamenti frutto di ragionamento, li aiuta ad acquisire quelle abilità fondamentali e quelle “competenze emotive” di cui si è detto sopra. Un cane stressato o troppo eccitato non ha la capacità di ragionare. Il cortisolo che è l’ormone dello stress, inibisce il ragionamento.

 

Basta insegnare ai nostri amici una piccola serie di competenze e comportamenti di base, tutto il resto può essere acquisito mediante attività che sfruttano la capacità di ragionamento e di problem solving dell’animale.

 

Compito: “Cosa faccio quando………(riempi lo spazio)”. Se la risposta del cane a questa domanda è girare su se stesso, esibire comportamenti di stress, perdere il controllo o diventare disattento o addirittura reattivo significa che ha pochi “strumenti” emotivi e comportamentali a cui attingere.

 

E se gli strumenti sono pochi continuerà ad usare quelli che sono disponibili all’istante e che gli sono familiari, quelli che è abituato ad usare. In poche parole, se la “cassetta degli attrezzi” comportamentale del vostro cane include solamente comportamenti reattivi ed impulsivi e poco altro, userà quelli che gli sono serviti in passato e che lui pensa siano efficaci per qualsiasi situazione problematica gli si presenti nel presente.

Il cane ha bisogno di imparare ad affrontare nuove situazioni senza attingere ai “vecchi” strumenti. Per fare questo nella sua mente nuovi comportamenti devono prendere il posto dei vecchi.

Per intenderci, i “vecchi” strumenti saranno sempre lì, ma verranno utilizzati sempre meno se gli si insegna, tramite l’utilizzo del rinforzo positivo attraverso il cibo per es., che comportamenti di calma e relax pagano di più.

 

Barbara Dimitri (educatore cinofilo e rieducatore comportamentale)

CI VUOLE TEMPO

Ci vuole tempo per imparare ad imparare da un’altra specie.

Ci vuole tempo per costruire comprensione reciproca.

Ci vuole tempo per osservare e applicare quello che si è osservato.

Ancora più tempo per costruire una relazione basata sulla fiducia.

Conoscersi richiede tempo.

Tempo è necessario per “insegnare” inteso prima di tutto come trasmettere un modo di essere più che contenuti.

Ci vuole tempo per costruire competenze ad un capo e all’altro del guinzaglio.

Ci vuole tempo per imparare.

E soprattutto per imparare ad essere umili.

Ci vuole tempo per imparare a lavorare insieme, a cooperare per un fine comune.

Altrettanto tempo ci vuole per imparare i processi di apprendimento che abbiamo in comune con gli animali.

Il modo in cui il nostro cervello e quello dei nostri compagni di viaggio si relaziona con le “cose” del mondo è un landa sconfinata e affascinante e…ci vuole tempo per conoscerlo.

Ci vuole tempo per ammettere le nostre carenze e rifletterci su.

Altrettanto tempo per capire come superarle per far andare avanti la relazione.

Ci vuole tempo per praticare la compassione e l’empatia.

Non si può affrettare una relazione.

Non si può affrettare il processo di insegnamento nè tanto meno quello di apprendimento.

Ognuno, umani ed animali, ha i suoi tempi.

Un consiglio a chi è “in una relazione” con un’altra specie: niente accade dall’oggi al domani.

Se pretendi che il tuo cane si adatti ai tuoi tempi, al tuo calendario, ai tuoi desideri e bisogni hai fallito in partenza.

 

CI VUOLE PRIMA DI TUTTO IL RISPETTO DEL TEMPO.

 

Barbara Dimitri (Educatore cinofilo)

 

 

MICROCHIP DAY, UN DIRITTO PER IL CANE, UN DOVERE PER TE

 

La Pro Loco di Castrignano de’ Greci in collaborzione con l’Asl competente, organizza il Microchip Day. Giornata dedicata all’iscrizione dei cani di proprietà all’Anagrafe Canina.

L’appuntamento è per Domenica 28 maggio 2017, dalle 9,00 alle 13,30 presso la Masseria Pozzelle a Castrignano de’Greci. L’iniziativa si rivolge sia ai cittadini di Castrignano che a quelli dei paesi limitrofi.

 

Anche noi saremo presenti con un servizio di consulenza gratuita sull’educazione del cane, e sui problemi comportamentali.

 

IMPORTANZA DEL MICROCHIP CONTRO GLI ABBANDONI
Dal 1991 è obbligatorio dichiarare e registrare il possesso di un cane presso l’anagrafe canina della propria ASL di residenza.
Il microchip è una minuscola capsulina di materiale biocompatibile, che non provoca nessun rigetto né fastidio, di 11mm di lunghezza e 2,1mm di diametro.
Viene iniettato sottocute con un’apposita siringa sterile e monouso in pochi secondi e senza dolore.

Ha molti vantaggi:
• l’applicazione è veramente indolore e non richiede anestesia; perciò si può mettere su cani giovanissimi anche di taglia molto piccola e a cani anziani
• non sbiadisce col tempo, come poteva accadere con il tatuaggio
• è applicato in una zona facilmente controllabile con un apposito “lettore” (scanner) che è in possesso di tutti i veterinari che operano in ambulatorio e del Servizio Veterinari ASL, oltre che dei canili di ricovero dei cani randagi

Il microchip è “passivo”, poiché rimane nel sottocute senza emettere segnali: lo fa solo quando viene “attivato” da un lettore e per i pochissimi delle ricerca; allora trasmette un segnale che viene decodificato dal lettore nel codice identificativo del cane (codice composto da 15 numeri), unico al mondo ed esclusivo di quell’animale.
Il codice indica:
• il paese in cui all’animale è stato iniettato il chip
• il produttore del chip 
• gli ultimi 6 numeri identificano l’animale

Sicuramente è un metodo:
• più affidabile, perché non si falsifica e si legge perfettamente
• più pratico, poiché non richiede anestesia e si legge agevolmente anche in animali poco docili
• più internazionale, per l’unicità garantita di ciascun numero
• inoltre non si “scarica” mai

A cosa serve?
Il codice di identificazione del Vostro cane sarà abbinato al nome di una persona, la quale sarà riconosciuta come proprietaria dell’animale. Per questo motivo avete sia diritti sia dei doveri nei suoi confronti.
Tutti i dati relativi al cane di proprietà entrano in una banca dati per agevolare la sua identificazione ed il ritrovamento del proprietario in caso di smarrimento.

Perciò vanno “chippati” proprio tutti i cani, anche quelli piccolissimi, anche quelli che “tanto stanno sempre in casa” e non li vede nessuno, ma, quell’unica volta che si perdono ci gettano della disperazione, e anche quelli troppo “vecchi”. Non ci sono limiti di età per il michrochip!

Barbara Dimitri (Educatore cinofilo)

 

 

I cani non nascono col manuale di istruzioni

 

L’approccio comune all’addestramento e all’educazione del cane si riduce a voler risolvere i problemi comportamentali. É quello che chiedono i proprietari di cani quando vanno  da un educatore e dicono “ho un problema”.
Nove volte su dieci quello che per noi è problema comportamentale per il cane è un modo di comportarsi normale e naturale. Il solo problema è che questo modo naturale non si accomoda bene nel mondo degli umani.
Il rosicare oggetti, il rubare il cibo, il saltare sulla gente, lo scavare buche in giardino, l’abbaiare o il morsicare le mani per gioco, insomma, tutte queste cose non sono il “male”, hanno la pecca di essere solamente “sconvenienti” per noi umani.
Molti ancora, purtroppo, giustificano tali comportamenti con il “mito della dominanza”: se il cane mi salta addosso o ruba il cibo dal tavolo senza il mio permesso significa che mi vuole dominare. In poche parole, i cani starebbero al mondo per sfidare in continuazione la nostra autorità e per farci i dispetti. Questo modo di pensare la relazione con il cane sfortunatamente ha portato molti proprietari a sbarazzarsi del proprio animale nel migliore dei casi abbandonandolo.
I cuccioli purtroppo non nascono con il manuale di istruzioni accluso per sopravvivere nel nostro mondo. A dire il vero, a molti di noi piacerebbe che questo manuale avesse come titolo “COME COMPIACERE IL MIO UMANO“. 

 

 Anzi, vengono al mondo proprio con comportamenti programmati (da madre natura) ad infastidirci e a farci incazzare. Eh sì, sembra proprio un complotto ordito da madre natura per disturbare l’esistenza di noi umani, esseri superiori e padroni del mondo!
Il cane ragiona in questo modo “vedo cibo, mangio cibo”. Se il cibo sta sul tavolo, semplicemente diventa per il cane una risorsa disponibile. Come vi comportereste voi di fronte ad una tavola imbandita di dolci se sapeste che nessuno è nei paraggi? Anche se la vostra buona educazione vi impone di non cedere alla tentazione, quanto meno ne siete tentati, e per un solo istante avete immaginato di rubarne qualcuno.

Non è dunque una questione di “sfida all’autorità” (e già questo presupporrebbe una relazione distorta con il vostro amico, non certo basata su una base collaborativa ma su chi è su un gradino superiore e chi è su quello inferiore), ma è una questione di “disponibilità della risorsa”.
Invece di pensarla in questo modo e rimproverarlo, perchè non essere più costruttivi ed insegnargli che è più “conveniente” rinunciare alla risorsa che andare a prenderla?

Qui trovate un video dimostrativo di come si può educare il nostro amico ad ignorare il cibo sul tavolo e come far sì che questo diventi un comportamento del tutto naturale:

Per i nostri cani e per tutti gli animali con cui noi umani stabiliamo una relazione non è cosa facile destreggiarsi nel nostro mondo complicato. É come se noi andassimo un paese straniero dove nessuno parla la nostra lingua.
Loro sicuramente fanno un sforzo immane per comprendere le nostre regole, semplicemente perchè ci amano. Sarebbe giusto anche che noi ci sforzassimo di venir loro incontro almeno cercando capire le “loro ragioni”.

 

Happy training!

Barbara Dimitri (educatore cinofilo)

 

 

SULLA COMUNICAZIONE CORPOREA E ALTRI ASPETTI PSICOLOGICI E RELAZIONALI

 I cani sono degli etologi più esperti di noi. Pongono molta più attenzione al nostro linguaggio corporeo di quanto noi facciamo con loro.
(Conrad Lorenz)

Quando siamo alle prese con l’educazione del nostro cucciolo o cane adulto domandiamoci 2 cose:

  • cosa rinforza il comportamento indesiderato?
  • cosa vorrei facesse in alternativa?

Queste 2 importanti domande possono essere applicate ad ogni comportamento che vogliamo cambiare: dal frugare nella spazzatura all’abbaiare alla porta, dal saltare sugli ospiti al tirare al guinzaglio. Se rispondiamo a queste due semplici domande e applichiamo le relative soluzioni in modo consistente avremo in mano il potere di risolvere ogni comportamento indesiderato.

L’altro mezzo potente che possediamo quando lavoriamo con i nostri animali è noi stessi. Se puoi controllare te stesso, il tuo linguaggio corporeo, le tue espressioni facciali e le parole, potrai instaurare una comunicazione efficace. Dopo tutto non è una sorpresa che interagire con qualcuno non è solo una questione di condizionarne una serie di comportamenti ma soprattutto una questione di creare una relazione. E la relazione si crea attraverso una giusta comunicazione. Saper comunicare implica prima di tutto una consapevolezza di se stessi (delle proprie emozioni, dei propri pensieri e del proprio corpo) e allo stesso tempo una consapevolezza dell’altro (animale o umano che sia) che ci rimanda come in uno specchio il riflesso di noi stessi e di come ci stiamo relazionando in quel momento.
La fiducia in se stessi e nelle proprie capacità espressive verrà con il successo e il successo verrà quando sarai fiducioso e crederai in te stesso. E’ una delle regole fondamentali della vita.

É molto importante visualizzare il risultato positivo. Se siamo positivi tutta la nostra comunicazione corporea cambierà di conseguenza, e questo il cane o la persona che ci è di fronte lo percepisce.
Il più delle volte il training, indipendentemente dalle specie animali, non ha successo perchè crediamo di non farcela. Siamo concentrati troppo sulla paura di non riuscirci. Dubitare di se stessi, delle proprie abilità avrà indubbiamente un impatto su esseri umani e animali con cui stiamo cercando di comunicare e di relazionarci.
Cani, cavalli, gatti (giusto per menzionarne alcuni) sono degli esperti nella lettura del linguaggio corporeo. Sono in grado di percepire il minimo cenno di dubbio e di esitazione. Se non so quello che faccio, se non ho le idee chiare o non sono sicuro di cosa voglio ottenere loro lo notano. Tenderanno pertanto a non seguire le istruzioni di un leader che non da nessuna sicurezza o garanzia.

Ecco un piano d’azione: 

  1. Lavora sulla tecnica dell’esercizio che vuoi fare con il cane
  2. Fallo credendo pienamente che l’esercizio riuscirà. Non ti preoccupare del cane.
  3. Controlla te stesso e soprattutto le tue emozioni.

Cosa succederà se non riuscirò? qualcuno può lecitamente chiedersi.

In tal caso ritorna al primo step, ripensa al tuo piano e riprovaci ancora una volta credendo di più in te stesso e nella riuscita del tuo lavoro.

Godetevi il training, ma più di ogni cosa godetevi pienamente il fatto di passare tempo con una creatura vivente.
Vedrete, il tempo magicamente si sospende, sarete “nel flusso” come si suol dire, e la comunicazione diventerà una dimensione speciale.

Qui un video dimostrativo sull’uso del linguaggio del corpo: 

Happy training!

Barbara Dimitri (educatore cinofilo)

 

 

Come fare per educare il cane a resistere alle tentazioni in 4 semplici passi.

 Si può certamente educare il cane ad ignorare tutto ciò che non vogliamo prenda in bocca. È un comando abbastanza facile da insegnare e lo si può fare in pochi giorni e in poche sessioni di lavoro come potete vedere in questo video:

Trangugiano di tutto i nostri amici, non solo cibo appetitoso che ci dimentichiamo di lasciare sul tavolo e che puntualmente cercano di rubare appena ci spostiamo, ma anche cose  apparentemente non appetibili (mozziconi di sigarette, escrementi di altri animali) che incontrano per strada; o anche oggetti che inavvertitamente ci cadono di mano come pastiglie, il telecomando o gli occhiali, o dalla tavola mentre mangiamo.

Trovate qui una descrizione dettagliata delle sessioni di lavoro.

Primo stepinsegniamo al cane a rinunciare ad una risorsa.

 

Munirsi di premi appetitosi (pezzetti di pollo lesso, wurstel, biscottini per cani, ecc…), metterseli in una mano e posizionarsi di fronte al cane in modo che il cane possa raggiungere la vostra mano con il muso. Molto probabilmente inizierà a leccare il pugno cercando di trovare un modo per prendere i bocconcini. Ignoratelo e restate fermi come una statua. Appena indietreggia con il muso o addirittura con il corpo anche di pochissimo, o guarda da un’altra parte anche per un millesimo di secondo, pronunciate la parola “prendi” e premiatelo aprendo la mano dove era contenuto il premio. 

E’ molto importante pronunciare prima il comando e poi, dopo ½ secondi, aprite la mano per premiare. Non fate le due cose contemporaneamente altrimenti confonderete il cane. Fate questo esercizio per 10/20 volte. 

 

Secondo stepaggiungiamo il comando vocale.

 

Pronunciate la parola “no” o “lascia” (o altra parola di vostra scelta che significherà per il cane “rinuncia a quello che stavi pensando di fare”) e offrite il premio nel palmo della mano aperto ad una distanza di almeno 30/50 cm dal naso del cane. Se il cane si avvicina alla mano per cercare di prendere il bocconcino chiudete velocemente la mano o sollevatela in alto. Il cane capirà che se cerca di prendere il cibo la conseguenza è che la mano si chiude e si allontana. 

Provate l’esercizio più volte e cosa importante non vi fate fregare!. Dovete essere molti veloci a chiudere. Se il cane riesce nel suo intento questo comportamento si rinforza e ci vorrà più tempo per fargli capire che deve desistere. 

Ad un certo punto il cane cercherà di provare un comportamento alternativo visto che il primo non funziona. Appena fa una pausa o vedete che esita ad avvicinarsi alla mano aperta, dite “prendi!” e premiatelo. Ripetete la manovra fino a quando il comportamento di non avvicinarsi alla mano per prendere il cibo non diventa fluido. 

Adesso potete allungare i tempi cercando di tenere il cibo in mano senza che il cane lo prenda per almeno 3 secondi, poi premiatelo proferendo il solito “prendi!” 

 

Terzo steplavoriamo con il cibo/distrazione a terra

 

In questo step ci avvicineremo sempre più allo scenario di vita quotidiana in cui poi ci servirà usare questo importante comando. Pronunciate il comando “no” o “lascia” o quello che avete scelto per definire questo comportamento, piazzate il bocconcino sul pavimento ad una distanza di 1 mt dal cane. Se il cane si avvicina al cibo per prenderlo, siate veloci e copritelo con un piede o con la mano. Riprovateci fino a quando non otterrete il comportamento che desiderate, cioè che resti al suo posto e che non faccia il tentativo di prendere il cibo da terra. In tal caso premiatelo questa volta con un bocconcino che terrete in tasca. Non premiatelo con quello piazzato sul pavimento altrimenti può imparare che può prendere il cibo da terra. Quando il comportamento è fluido e non cerca di prendere il bocconcino per 5 volte di filaallungate i tempi gradualmente: pronunciate il comando, mettete il cibo a terra, aspettate 3 secondi e premiate se non cerca di prenderlo. Riprovate questa volta allungando fino a 5 secondi e oltre. 

 

Quarto step: aggiungiamo il movimento e aumentiamo il valore della distrazione

 

Ora posizionatevi vicino al cane e con dolcezza (da un’altezza non esagerata, facendo cadere il premio dall’altezza del ginocchio) fate cadere a terra un bocconcino. Vale la stessa regola, siate veloci e pronti a coprire il cibo in caso il cane dovesse fare il tentativo di prenderlo. Ora il cane dovrebbe aver capito il gioco. Gettate il bocconcino a terra, dite “no” o la parola che avete scelto, se il cane resta fermo premiate con il bocconcino che avete in tasca. Ripetete più volte in almeno 2 sessioni da 10 minuti al giorno aumentando gradualmente l’altezza da cui fate cadere il cibo.

Potete poi alzare la posta facendo cadere il bocconcino da un’altezza normale e successivamente facendo cadere più pezzetti di cibo aumentando così il potere della distrazione. 

 

Tre ultime note importanti

 

– Generalizzate il comportamento a qualsiasi oggetto non vogliate che il cane prenda in bocca da terra o che possa cadere dalle vostre mani o dalla tavola mentre mangiate o preparate. 

– Il cibo che usate per premiare deve essere più appetitoso e dunque di maggior valore per il cane dell’oggetto o cibo a cui il cane deve rinunciare altrimenti il training risulterà meno efficace. Non possiamo chiedere al cane di rinunciare ad un osso vero e succulento utilizzando come premio per esempio un pezzetto di pane. In tal caso dovremmo usare del pollo o del fegato. Ognuno conosce il suo cane e saprà di certo individuare qualcosa per cui va pazzo.

– Generalizzate gli esercizi a più ambienti della casa (in cucina, sul balcone o giardino). 

 

Happy training!

 

Barbara Dimitri (educatore cinofilo)

 

 

Quando si può dire che un comportamento è appreso al 100%

 

Succede spesso che proprio quando pensiamo “ormai questa cosa il mio cane la sa fare bene” si verifica una situazione in cui sembra che il nostro amico sembra aver disimparato tutto.

Perché avviene questo? E soprattutto come fare in modo che un comportamento si verifichi in ogni situazione? Cosa rende un comportamento affidabile?

 

Al rifiuto del cane di mettere in atto un comportamento richiesto molti proprietari pensano che stia cercando di sfidarli o peggio, che stia cercando di fare il dominante. Una cosa è certa, non è nell’intenzione del cane crearci frustrazione o farci dispetti di nessun genere. Queste sono ripicche che sembrano appartenere più alla gamma dei comportamenti umani che dei comportamenti canini.

 

Perchè il cane dovrebbe dunque rifiutarsi di mettere in atto un comportamento che gli chiediamo di fare?

 

La risposta al problema si può riassumere in 2 concetti che probabilmente sono venuti a mancare nell’ addestramento:

  • mancanza di generalizzazione del comportamento
  • lavoro insufficiente per “mettere alla prova” il comportamento su cui si è lavorato.

 Sentite spesso dire dagli addetti ai lavori: “i cani non hanno la capacità di generalizzare”. Cosa significa questo concetto?

Prendiamo come esempio un comportamento che quasi tutti i cani sanno fare, il “seduto”.

Il “seduto” insegnato in casa non equivale al seduto al campo di addestramento, fuori casa o in una situazione in cui ci sono dei bambini che corrono o gridano o un gatto che passa. Se abbiamo sempre chiesto al nostro cane di fare il seduto in casa possiamo sicuramente aspettarci che non lo faccia con la stessa solerzia in una delle situazioni appena elencate.

 “Generalizzare” nel gergo tecnico dell’addestramento significa “l’abilità di rispondere ad uno stimolo a prescindere dalle influenze e distrazioni ambientali”.

 Un comportamento è appreso quando è stato “messo alla prova” da una serie di criteri che sono:

  • distanza
  • distrazioni
  • durata
  • precisione
  • latenza
  • velocità

 Analizziamoli uno ad uno.

Distanza: il fatto che il cane risponda ad un comando di fronte a voi non significa che sappia rispondere allo stesso modo quando si trova a 3 mt da voi. Lo stesso comportamento va allenato aumentando gradualmente la distanza. Per fare un esempio pratico, se richiamo il mio cane a 5 mt da me sicuramente accorrerà prontamente (sempre se è stato allenato a farlo), ma se lo richiamo ad una distanza di 20 mt ci sono molte probabilità che non venga. Per lui il richiamo fatto a 5 mt è una cosa diversa dal richiamo fatto a 20 mt.

 Distrazioni: prendendo sempre l’esempio del richiamo, se chiedo al mio cane di venire da me in casa sicuramente non esiterà a rispondere, ma se lo faccio quando sta passando un gatto o uno scoiattolo o anche mentre sta volando una foglia è molto probabile che le cose cambino drasticamente. Ci apparirà stranamente sordo, come se non avesse mai imparato in vita sua a rispondere al richiamo. La risposta è semplice, il cane non è abituato a rispondere in presenza di distrazioni. Il comportamento va dunque “provato” introducendo, sempre in modo graduale, più distrazioni possibili.

 Durata: quante volte abbiamo chiesto al nostro cane di mettersi in una posizione di “terra” e subito si è alzato mettendosi seduto. Se desiderate che il cane mantenga la posizione bisognerebbe lavorare sulla durata del comportamento allungando impercettibilmente e gradualmente i tempi prima di premiarlo per il comportamento richiesto.

 Precisione: vale soprattutto per quei cani che partecipano a delle competizioni in cui è richiesta accuratezza nell’esecuzione dei vari comportamenti. Una volta ottenuto il comportamento desiderato si potrebbe lavorare sulla precisione e sull’accuratezza premiando quei comportamenti che si avvicinano alla perfezione da noi desiderata e ignorando quelli che non ci convincono.

 Latenza: è il tempo che intercorre da quando chiedete al cane di fare qualcosa e il momento in cui esegue il comportamento. Se desiderate che si sieda appena glielo chiedete dovete lavorare sulla velocità di esecuzione dal momento in cui gli date il comando.

 Velocità: è il tempo che intercorre tra l’istante in cui l’animale inizia il comportamento e l’istante in cui lo completa. Se richiamiamo il cane e vediamo che se la prende comoda a venire da noi significa che non abbiamo lavorato abbastanza sulla velocità di esecuzione del comando.

 

 Barbara Dimitri (educatore cinofilo)

 

 

Cosa significa quando il cane svia lo sguardo

 

Il guardare da un’altra parte è un segnale del cane per comunicare:

  1. intento non minaccioso
  2. evitamento
  3. disimpegno dalla situazione

Questo segnale sottile ma importante può mitigare la tensione tra due cani o indicare che il soggetto non è a suo agio durante un’interazione con altri cani o con persone. 

 

Barbara Dimitri (educatore cinofilo)

 

 

QUESTO NON E’ IL SOLITO ARTICOLO SUI BOTTI: COSA DICE LA SCIENZA E ALCUNI CONSIGLI PRATICI

cani paurosi cosa fare

 

Non vi è nulla di sbagliato nel confortare il vostro cane se ha paura dei botti. 

Molti pensano che consolare il cane quando prova paura contribuisca a renderlo ancora più pauroso. Niente di più sbagliato.
La PAURA è un’EMOZIONE non un comportamento, di conseguenza non può essere rinforzata.

 Nella scienza del comportamento animale solo i comportamenti possono essere rinforzati non le emozioni.

Dopo l’olfatto inoltre, il senso più sviluppato e specializzato del cane e degli animali in genere è sicuramente l’udito; ciò significa che percepiscono suoni e rumori con una intensità 4 volte più grande rispetto a noi. Ogni volta che sentono un botto è come se gli scoppiasse il cuore.

Alcuni consigli pratici che aiuteranno i nostri amici a superare questa notte un po’ “rumorosa”:

  • Consentire al cane di trovarsi un nascondiglio dove si possa sentire più protetto
  • Se cerca la nostra vicinanza consentirglielo, e non abbiate paura di carezzarlo o di dirgli parole dolci, non renderete la sua paura più forte di quello che è già. Voi siete il suo punto di riferimento sicuro ed è normale che cerchi di starvi vicino.
  • Camuffate il rumore dei botti fuori con musiche o Tv ad un volume un po’ più alto in casa.
  • Se possibile, preparate dei premi che il vostro cane considera molto appetitosi (pollo, formaggio o altro) che gli darete ogni qualvolta si verifica un’esplosione. Questa tipologia di premi deve essere usata solo per i rumori forti e non per lavorare su altri tipi di comportamenti. Vogliamo che il cane faccia un’associazione positiva: il rumore preannuncia qualcosa di buono (CONDIZIONAMENTO CLASSICO). Lo stimolo pauroso deve sempre preannunciare il premio, almeno nella fase iniziale di questo tipo di lavoro. Se avete la possibilità di sapere in anticipo giorni e orari in cui  i botti vengono sparati, tenete sempre a disposizione i premi di cui ho parlato sopra e dateglieli ogni qualvolta sente il rumore. Cosa importantissima, il premio va erogato 1/2 secondi dopo l’esposizione allo stimolo pauroso (in questo caso il rumore del botto) e mai contemporaneamente. Come scritto precedentemente, lo stimolo pauroso deve preannunciare qualcosa di buono

Con l’augurio che di anno in anno ci sia più consapevolezza di quanto questa tradizione sia inutile e dannosa per l’ambiente e gli animali di ogni specie compresi gli umani. Mi auguro inoltre, che in un paese tradizionalista come l’Italia si agisca qualche volta in nome della CIVILTÀ e non solo e sempre in nome della TRADIZIONE.

 

Barbara Dimitri (educatore cinofilo)