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Questo sguardo non è “senso di colpa”, è PAURA

 

 

cani colpevoli

I cani non provano “colpa” o “vergogna”.

Previeni i comportamenti negativi, non punirli.

  1. Assicuragli il giusti esercizio fisico e stimolazione mentale
  2. Intraprendi, assieme al tuo cane, un percorso di educazione presso un Educatore Cinofilo o un Centro di Addestramento
  3. Non dargli libero accesso alle cose che non che rosichi o distrugga
  4. Dagli qualcosa da fare in tua assenza, mettendogli a disposizione un gioco “passatempo”

Barbara Dimitri

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Aver chiaro l’obiettivo

Quando si lavora su un comportamento è essenziale definire in modo preciso e avere sempre in mente il proprio obiettivo in modo che il cane sappia cosa desideriamo da lui.

Quando l’obiettivo è chiaro nella nostra mente tutto il nostro corpo (postura e movimenti), l’espressione del nostro viso e il nostro sguardo contribuiscono ad esprimerlo. Questo il cane lo percepisce e naturalmente ci seguirà.

Barbara Dimitri

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I “suggerimenti” in addestramento

Non si può rinforzare un comportamento che non viene messo in atto! E’ la regola basilare per ogni lavoro con il cane. “Suggerire” al cane cosa deve fare può essere il primo passo per poi modellare il comportamento che si vuole ottenere. I suggerimenti possono essere verbali, fisici, attraverso i gesti e le posizioni del corpo. La tipologia di “suggerimento” dipende dal comportamento su cui si vuole lavorare. I suggerimenti vanno, per definizione, gradualmente ridotti fino alla loro definitiva scomparsa.

Si consiglia di far dissolvere i suggerimenti prima possibile per evitare una dipendenza del cane da essi. Ma attenzione, non bisogna farli scomparire troppo in fretta per non indurre il cane in errore. Una strategia di “suggerimenti” accurata e un’altrettanta attenta strategia di una loro riduzione può accelerare l’apprendimento, innalzare il tasso di rinforzo e soprattutto riduce la frustrazione e lo stress nel soggetto che apprende.

Barbara Dimitri

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L’importanza della relazione

addestrare il cane, relazione con il cane

Lo strumento più potente che abbiamo a disposizione quando lavoriamo con gli animali siamo noi stessi. Se impariamo a controllare il linguaggio del corpo, le espressioni facciali e le parole che diciamo otterremo molto dai nostri animali. D’altra parte interagire con gli animali non è solo una questione di condizionarne i comportamenti, ma soprattutto una questione di “costruire” una relazione.

Barbara Dimitri

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Il legame tra cane e uomo: è una questione di “chimica”

Il contatto visivo aumenta l’ossitocina. Così l’evoluzione ha modellato il rapporto con i nostri amici a quattro zampe.

Il guardarsi negli occhi era considerata fino a poco tempo fa una peculiarità dell’essere umano nelle interazioni con i suoi simili. Per noi esseri umani lo sguardo è essenziale: ci suggerisce le intenzioni degli altri e stabilisce il nostro legame con chi ci circonda. Lo “sguardo reciproco” è in effetti la più importante espressione di attaccamento fra madre e figlio, e genera in entrambi un aumento del cosiddetto “ormone dell’amore e dell’attaccamento”, l’ossitocina. Proprio come avviene tra mamma e bambino, lo sguardo fra cane ed il suo umano scatenerebbe il rilascio di quest’ormone, detto appunto “ormone dell’amore” . Lo rivela una ricerca condotta presso l’Azabu University in Giappone e pubblicata su Science:

il ruolo dell’ossitocina non favorisce solo legami tra individui della stessa specie, ma può rafforzare anche quelli tra uomo-cane, specie distinte ma legate da un rapporto millenario di cooperazione.

È NELLA CHIMICA DI UNO SGUARDO CHE SI CELA IL SEGRETO DI UN’AMICIZIA MILLENARIA

rapporto uomo cane

La gratificazione reciproca nascosta in un breve scambio di attenzioni ha originato quel sistema che, mediato dall’ormone dell’amore, ha plasmato un legame unico, sempre più intenso e indissolubile, fra due specie distinte e del tutto differenti. Solo chi ha un cane può capire che basta guardarlo qualche minuto negli occhi per avvertire un senso di benessere, quasi una sospensione dell’anima, una corrispondenza di “amorosi sensi”. Colpa e merito dell’ossitocina. É proprio questo che si sono chiesti Miho Nagasawa e la sua équipe: se, come fra madre e figlio, l’aumento di ossitocina in questo rapporto un po’ speciale sia mediato dallo sguardo.

 

L’ESPERIMENTO

I ricercatori hanno osservato per 30 minuti il comportamento di 30 cani (15 maschi e 15 femmine) rispetto ai loro proprietari, annotando qualsiasi tipo di interazione vocale, tattile e visiva. Terminato l’esperimento, è stata misurata la concentrazione di ossitocina nelle urine di ciascuna coppia, confrontando i valori rilevati con quelli precedenti l’osservazione. Dallo studio è così emerso che più è prolungato il contatto visivo fra i due, più aumenta l’ossitocina in entrambi. Lo sguardo tra cane e padrone come forma di comunicazione sociale dunque, ha avuto origine con la domesticazione, diverse migliaia di anni fa: il rilascio di ossitocina nell’uomo che si approcciava al cane avrebbe indotto un legame affiliativo che si è conservato e accresciuto nel tempo. Il nostro rapporto con i nostri amici a quattro zampe insomma è stato modellato dall’evoluzione.

Happy Woman and Dog Outside Silhouette

Questo è dimostrato da un ulteriore esperimento che è stato condotto dallo stesso lupi e caniricercatore giapponese sui lupi. Gli scienziati hanno sottoposto agli esperimenti precedenti anche dei lupi allevati dall’uomo: se l’ossitocina incentiva un incontro di sguardi tra cane e il suo umano, ciò non avviene in alcun modo tra uomo e lupo. Tuttavia, non ci si deve sorprendere se per quest’ultimo, infatti, il contatto visivo non è nient’altro che una minaccia tra conspecifici. Per questo, lupi tendono a evitare il contatto visivo con gli esseri umani. L’interazione tra cani e esseri umani è considerata da tempo molto speciale e non si ferma solo ad un mero scambio di sguardi: quando l’uomo punta il dito verso un certo oggetto, per esempio, il cane legge le sue intenzioni e guarda nella direzione indicata, seguendo un comportamento che non manifestano nemmeno gli scimpanzé.

 

L’OSSITOCINA COME L’ALCOOL

L’ossitocina, insomma, rende fiduciosi ed empatici come bere uno o due bicchieri di vino. Come l’alcol, può anche aumentare i livelli di aggressività. Ad affermarlo, uno studio pubblicato sulla rivista Neuroscience and Behavioural Reviews dai ricercatori dell’Università di Birmingham (Regno Unito), secondo cui le due sostanze agirebbero allo stesso modo sul cervello umano. Ma come può una sostanza che genera fiducia provocare anche rabbia? A suo avviso, tutto dipende dal fatto che le mamme sono programmate a diventare aggressive per proteggere i loro piccoli da eventuali pericoli.

 

L’ORMONE DEI MAMMIFERI

ossitocina-ormone-amoreL’ossitocina è stata rilevata solo nei mammiferi. Quest’ormone permette di controllare e inibire le funzioni del cervello rettile-istintivo (l’amigdala , sede di sentimenti ancestrali e primitivi come la paura, l’aggressività e la fuga) e quindi permette e mantiene i comportamenti affettivi parentali: in particolare le cure materne, il togliersi il cibo per darlo ai piccoli, la stabilità della coppia e i legami emotivi materni, genitoriali, amicali e sociali. La diminuzione di ossitocina nell’amigdala della madre (per es. a causa si assunzione di cocaina) è legata all’aumento di comportamenti aggressivi verso i figli. Altra scoperta interessante è stata che un alto livello di ossitocina è responsabile di relazioni monogame tra gli animali, mentre gli individui poligami, della stessa specie, hanno livelli di ossitocina più bassi. L’ossitocina insomma facilita le “coabitazioni di lungo termine” e la vicinanza tra individui.

 

L’IMPORTANZA DELL’OSSITOCINA NEI DISTURBI DELL’AUTISMO

Negli ultimi anni si sta studiando il ruolo dell’ossitocina e della vasopressina nella regolazione dei vari aspetti del comportamento sociale di persone affette da disturbi dello spettro autistico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry: “Per mettere a punto e validare un possibile approccio terapeutico per i disturbi dello spettro autistico, abbiamo condotto un’approfondita caratterizzazione di modelli murini (topi geneticamente modificati) privi del recettore dell’Ot nel sistema nervoso centrale”, dice Bice Chini dell’In-Cnr, coordinatrice della ricerca. “In mancanza di tale recettore, questi animali mostrano alterazioni della memoria sociale e ridotta flessibilità cognitiva, riproducendo quindi il nucleo centrale della sintomatologia autistica, che consiste in deficit delle interazioni sociali, anomalie della comunicazione, rigidità cognitiva e interessi ristretti”. I dati dei ricercatori “hanno evidenziato che gli animali non familiarizzano con altri soggetti della stessa specie e, soprattutto, non sono in grado di distinguere un topolino già incontrato da uno nuovo”, spiega Maria Elvina Sala dell’Università Statale di Milano. “Inoltre, presentano deficit molto caratteristici di flessibilità cognitiva: sono capaci di apprendere un compito in maniera molto efficiente, ma una volta appreso non sono in grado di abbandonarlo per acquisirne uno nuovo al cambiare delle condizioni ambientali, dimostrando una peculiare rigidità cognitiva. Abbiamo notato anche che gli animali sono più aggressivi e, se trattati con dosi normalmente inefficaci di agenti farmacologici convulsivanti, rispondono con crisi di tipo epilettico, manifestazioni queste frequentemente associate alla sintomatologia autistica, che indicano un aumento della loro eccitabilità cerebrale di base”.

 

LO STESSO EFFETTO LO DÀ LA MUSICA

Anche la musica crea “socialità”. Quando un gruppo di persone ascoltano musica assieme o sono ad un concerto si verifica una sorta di “sintonizzazione” emotiva; sono più disposte all’abbraccio e allo stare vicini, a godere assieme dello stesso meccanismo. La musica provoca le cosiddette “7 C sociali”: contatto, coesione, cooperazione, comunicazione, coordinazione, coopatia, cognizione sociale. Responsabile di tutto ciò è ancora una volta l’ossitocina.

Già Aristotele scriveva che l’uomo è sostanzialmente un animale sociale ma che questa “socialità” non sembrava essere solo appannaggio della razza umana. Comunemente ed erroneamente si ritiene che la capacità di favorire i propri simili sia frutto solo della “cultura” umana. La neurobiologia e l’etologia oggi ci dicono che non è così, che non siamo i soli nell’universo ad avere questa capacità immensa che è quella di amare.

Barbara Dimitri

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Cosa significa quando il cane ci porge il fianco o il sederino

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Molti proprietari pensano che il proprio cane sia troppo invadente o maleducato quando improvvisamente mentre lo accarezzano gira il sederino o il fianco e cerca di spingerli contro di loro.

Tale comportamento fa parte della serie di cerimoniali di saluto.
I cani lo mettono in atto soprattutto quando ci accovacciamo ad accarezzarli. Si dirigono verso di noi, fanno mezzo giro o un giro completo porgendoci il fianco o il “didietro” e rimangono in un atteggiamento quasi passivo a farsi accarezzare.

“Ci dimostrano in questo modo amicizia, disponibilità e soprattutto fiducia infinita”.

Difatti, la funzione primaria di questo comportamento è la “pacificazione”.

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Porgendoci il sederino (una parte del corpo così vulnerabile), e allontanando da noi i denti, con i quali di solito si sferra l’attacco, ci vogliono appunto mostrare che non intendono attaccare ma che si fidano di noi.

I maschi mostrano lo stesso comportamento, sebbene con lievi modifiche, nei rituali di accoppiamento.
E’ Roger Abrantes, etologo e addestratore di fama internazionale, il primo a catalogare questo tipo di comportamento.
Possiamo trovarne una descrizione dettagliata nel libro “Dog Language”, considerata la bibbia della comunicazione canina.
E’ un comportamento tipico non solo dell’antenato lupo ma anche delle volpi, sebbene quest’ultime non abbiano tanti rituali di “saluto” quanti ne hanno i più sociali cugini lupi e cani.

Barbara Dimitri

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Come imparano i cani e gli umani. Tipologie di premi o “rinforzi” per sviluppare l’apprendimento

Come imparano i cani e gli umani. Tipologie di premi o “rinforzi” per sviluppare l’apprendimento

Il concetto di “rinforzo” deriva da una corrente particolare della psicologia chiamata “comportamentismo”, corrente interessata a studiare i processi alla base degli apprendimenti osservando i comportamenti. Alcuni studiosi,  come Skinner per fare un nome, attraverso esperimenti sugli animali, avevano notato che un determinato comportamento tende a ripetersi nel tempo se le conseguenze sono positive per il soggetto, mentre tende ad estinguersi in caso contrario, cioè se le conseguenze sono negative. Ciò che porta, quindi, ad un incremento del comportamento si definisce “rinforzo”. Ciò che porta, invece, a estinguere un comportamento prende il nome di “punizione. In questo articolo ci concentreremo sulle tipologie di rinforzo.

Per semplificare vi propongo qualche esempio di rinforzo facendovi degli esempi sia in ambito dell’apprendimento umano che animale.

Il rinforzo positivo
Il rinforzo positivo consiste nel far seguire una conseguenza positiva a un comportamento messo in atto dal soggetto, sbagliato o giusto che sia.
Se un bambino si è comportato bene o ha preso un bel voto tanto da meritarsi le lodi o un premio da parte dei genitori, questo è un esempio di comportamento giusto a cui segue un rinforzo positivo.

Il rinforzo positivo agisce in modo più efficace se è vissuto come meritato.

Allo stesso modo se parliamo di addestramento animale, quando ad un cane viene data una ricompensa dopo aver fatto qualcosa di notevole, il premio è uno stimolo positivo e il cane viene addestrato usando il “rinforzo positivo”. Si può dunque definirlo come ha fatto Karen Pryor: “qualsiasi cosa che, verificandosi in congiunzione con un atto, tende a far aumentare le probabilità che tale atto si manifesti di nuovo”, o, semplicemente, una reazione positiva a un comportamento.

Che tu stia cercando di insegnare al tuo cane a sedersi o qualsiasi altro comportamento, il rinforzo positivo è uno strumento potente e gradevole. Studi scientifici in materia di apprendimento animale hanno accertato che un’educazione fondata sul rinforzo positivo è più efficace (e divertente) rispetto a quella basata su un tradizionale sistema di punizioni.

rinforzo positivo

Faccio qui un esempio invece di comportamento sbagliato a cui segue un rinforzo positivo.

Se un bambino ogni volta che piange (comportamento) si accorge che la mamma arriva a prenderlo in braccio (rinforzo), tenderà a riproporre tale comportamento per ricercare la sensazione piacevole e appagante del calore materno e per accrescere la sensazione di avere un controllo sull’ambiente esterno. Prendere in braccio un bambino quando piange è, quindi, un rinforzo sul comportamento del pianto in quanto finalizzato a farlo ricomparire.

Un altro esempio eloquente che possiamo riscontrare nella vita di tutti i giorni potrebbe essere il seguente: se il bambino si accorge che iniziando a gridare e a sbattere i pugni (comportamento) la mamma gli dà il gelato o la cosa (rinforzo) che desidera e che inizialmente gli aveva negato, tenderà a riproporre tali comportamenti inadeguati per ottenere ciò che vuole. E’ il caso dei bambini definiti “capricciosi” che sanno come far perdere le staffe ai genitori per ricevere quanto desiderato. Cedere alle richieste pressanti o alle sceneggiate dei bambini dando loro ciò che chiedono insistentemente è, quindi, un rinforzo sul comportamento inadeguato del gridare e dello sbattere i pugni perché è finalizzato a farlo ricomparire.
Gli esempi precedenti mostrano cosa si intende per “rinforzo positivo“. In ciascun caso l’elemento rinforzante è un elemento positivo associato e letteralmente “aggiunto” ad un determinato comportamento che, quindi, verrà riproposto. Nel primo esempio si trattava di attenzione e calore, nel secondo esempio si tratta del gelato o, comunque, dell’oggetto richiesto in malo modo dal bambino.
Sono rinforzi positivi le lodi, oggetti desiderati, giochi, attività piacevoli, il cibo, insomma tutto ciò che piace al soggetto destinatario del rinforzo.

Allo stesso modo quando ci relazioniamo con un animale dobbiamo fare attenzione a cosa inconsapevolmente rinforziamo. Facciamo l’esempio del cane che vive in giardino da solo e che inizia a sviluppare un comportamento di abbaio allo scopo di attirare le attenzioni dei padroni. Essendo il cane un animale “sociale” (ricordiamo che il bisogno di socialità nei cani è un “bisogno primario come il cibo”) sicuramente non vive bene da solo e può manifestare il suo disagio abbaiando in continuazione. Il comportamento che la maggior parte dei proprietari mettono in atto è quello di aprire la finestra o la porta e di rimproverare il cane. Per il cane che abbaia perché si sente solo questo non viene percepito come una punizione o un monito a smettere ma come un rinforzo positivo al suo comportamento di abbaio, anche se lo rimproveriamo. Il cane ha ottenuto ciò che voleva, la presenza dei proprietari. Abbiamo rinforzato così involontariamente il comportamento d’abbaio del cane.

Ecco alcune regole di base su come usare il ”rinforzo positivo”.
Tempismo corretto: il rinforzo positivo è efficace solo se usato esattamente quando si manifesta il comportamento. Un cane che viene addestrato a sedersi deve essere premiato entro 1/3 secondi al massimo da quando ha eseguito il comportamento. Se il premio gli viene dato una volta che si rialza, verrà ricompensato per questo movimento. Una ricompensa è altrettanto tardiva e inefficace quando dici a tua moglie che ieri sera stava benissimo. Un tempismo corretto comunica al cane esattamente cosa piace all’addestratore. Il rinforzo dato troppo presto (per far sì che il cane attui il comportamento) si chiama “corruzione” o “esca”, ed è inefficiente. Fare regali, promesse, complimenti per un comportamento che non si è ancora verificato non rinforza minimamente tale comportamento. Spesso i genitori rinforzano i bambini troppo presto con l’intento di incoraggiarli (“ti compro il gelato se tu fai il bravo”). Invece di fare ciò si potrebbe invece rinforzare i tentativi di “fare il bravo”.

Ricompense corrette per il soggetto: quello che può essere rinforzante per qualcuno può non esserlo per qualcun altro. Di solito i tipi di rinforzi utilizzati con gli animali sono il cibo, le lodi o il gioco. Ci sono dei cani che sono disinteressati al gioco ma sono fortemente motivati dal cibo.
Questa motivazione dipende anche dal valore che io addestratore o proprietario ho fatto acquistare al cibo o al gioco. Se il cane durante la sua giornata ha accesso quando vuole a quel particolare bocconcino che utilizzo per l’addestramento (la stessa cosa vale per il gioco e le lodi o le carezze), si potrà ben capire come quel premio perda di valore e non sarà più percepito come “rinforzo”.

Imprevedibilità del rinforzo (o rinforzo intermittente): le ricompense dovrebbero essere imprevedibili. I terminali di gioco d’azzardo, per esempio, creano una dipendenza usando uno schema imprevedibile di rinforzo. Pur vincendo solo monete o banconote da 10 euro, molte persone vengono efficacemente addestrate dalla macchina affinché continuino a giocare per il brivido di una vincita.
Allo stesso modo se sto addestrando il cane a mettersi nella posizione di “terra”, una volta che il cane ha capito come eseguire la posizione, cioè ha acquisito quella memoria muscolare o il meccanismo del mettersi a terra, posso iniziare a premiare in modo imprevedibile: una volta sì, due volte no, poi nuovamente premio e non premio le 3 volte successive. Il cane in questo modo tende a mantenere il comportamento perchè non sa quando il premio arriverà. La SORPRESA è così interessante per gli animali che tiene alta la MOTIVAZIONE e l’ATTENZIONE. Il rinforzo intermittente o saltuario è efficace solo con comportamenti già appresi e consolidati.

Maggiore entusiasmo: il rinforzo positivo viene prolungato se l’addestrato rimane entusiasta e felice. Che insegni a un bambino a leggere o ad un cane a stare in equilibrio su due zampe, bisogna ricordare che le sessioni di formazione dovrebbero essere frequenti e brevi. Gli obiettivi dovrebbero essere facilmente raggiungibili, in modo da concedere spesso ricompense, bisognerà fermarsi, fare una pausa quando si percepisce dello stress o demotivazione e chiudere sempre in bellezza la sessione di lavoro in modo da lasciare un’impressione positiva che renderà la ripresa del lavoro (il giorno successivo o in un altro momento del giorno) più facile ed entusiasmante.

Persistenza e variabilità dei premi: se si dà una ricompensa ad un cane per essersi seduto e le volte successive in cui propone il comportamento lo si ignora, il comportamento del seduto decadrà e si estinguerà. Per mantenere il comportamento all’inizio lo si deve premiare in modo persistente magari variando la tipologia di premio: una volta lo premio con un biscotto, la seconda con un pezzo di wuerstel, la terza con un gioco che ama molto.
Questo finché il comportamento non sarà stato assimilato abbastanza bene da alzare la posta in gioco.

Una cosa che spesso sia i genitori che i proprietari di cani dimenticano è quella di premiare i comportamenti positivi naturalmente offerti anche al di fuori delle sedute di formazione o addestramento.

E’ importante comprendere che se noi ci focalizziamo sui figli, magari rimproverandoli, solo quando fanno qualcosa di negativo o sbagliato, perché quando sono bravi va bene così, trasmettiamo loro di vederli principalmente in modo negativo. La percezione è che ci accorgiamo di loro solo quando sbagliano. Quindi, se vogliono le nostre attenzioni, poi sanno subito come fare, attuando cioè il comportamento sbagliato.
Ad esempio: Mario sta imparando a leggere, la madre gli è vicina e, quando il bambino legge correttamente, gli dice”bravo” (rinforzo positivo), evitando di far uso di punizioni quando il bambino sbaglia. Il leggere acquista per Mario una valenza positiva; è piacevole leggere perchè per lui è fonte di attenzione da parte della madre. In tal modo, si incrementa la probabilità che il bambino si applichi alla lettura con piacere ed interesse.

Purtroppo, per la mente di un bambino e anche per la mente del cane, la cosa più importante è ottenere l’attenzione e la presenza del proprio genitore o padrone, anche se rabbiosa.

Provate invece a sottolineare il comportamento positivo soprattutto nella quotidianità, dando vostra attenzione, il vostro affetto. Creiamo così dei buoni presupposti per l’ autostima, perché chi apprende riceve informazioni sul fatto che è bravo se vuole, e che notiamo quando si comporta bene e lo riconosciamo. Ciò significa che lui attira la nostra attenzione quando si comporta bene, quando segue le regole e non il contrario. La stessa cosa vale per gli animali.
Per esempio prendiamo un cane che è alquanto irrequieto e movimentato. Invece di sgridarlo o di punirlo ogni volta che si agita, proviamo ad ignorare tale comportamento e a rinforzare in modo positivo tutti i comportamenti di calma che l’animale ci offre spontaneamente durante la giornata. Avremo modificato in modo efficace il suo comportamento.

Proponiamo qui un video esemplificativo di  come funziona il rinforzo con il gioco, il cibo e la voce:

 

Barbara Dimitri
Addestramentodelcane.com

I cani imparano osservando gli altri cani e non solo

Uno degli aspetti del comportamento canino che non viene preso molto in considerazione dalla comunità scientifica che si interessa di etologia e scienze animali, è che i cani apprendono moltissimi comportamenti osservando altri cani. Questo tipo di apprendimento si chiama apprendimento sociale.
L’apprendimento sociale è basato sull’inclinazione innata dei cani a seguire il loro leader copiandone alcuni comportamenti.
I cuccioli mostrano in modo straordinario questa tendenza a imitare gli adulti.
Molti comportamenti sociali fondamentali per la vita di un cane sono appresi in questo modo.
Naturalmente l’apprendimento sociale non è l’unico modo in cui i cani imparano; alcuni comportamenti sono innati alla specie e altri vengono appresi per prove ed errori (attuo un comportamento, se ne traggo un vantaggio o sono rinforzato positivamente, tendo a ripetere il comportamento che ho messo in atto) o per associazione (vedi Pavlov).
Alcuni proprietari sanno molto bene che introdurre un cucciolo in un ambiente domestico ove siano presenti cani già adulti che sono ben addestrati, faciliterà molto un eventuale addestramento del piccolo.
Insegnare al cucciolo ad entrare in macchina, per esempio, quando c’è già un adulto che risponde al comando, sarà un gioco da ragazzi.
Quando si prende un cucciolo una delle cose più fastidiose da affrontare è la gestione delle deiezioni. Se abbiamo già un cane adulto però, il piccolo tenderà a seguirlo e imparerà in fretta ad eliminare nel posto giusto.
Guardate questo video in cui il cucciolo spaventato in cima alle scale esita a scendere. Osservate come il cane adulto serve da stimolo sociale, nonché da modello e da incoraggiamento per scendere le scale.

 

 

L’apprendimento sociale funziona anche tra cani adulti.
I cani modellano il loro comportamento su altri cani adulti soprattutto quando si tratta di trarne un vantaggio. Questo fatto è molto evidente quando si addestrano più cani adulti contemporaneamente. Se mentre si sta lavorando con uno di loro, ci sono altri che osservano, gli osservatori trarranno dall’addestramento informazioni preziose per “performare” successivamente quel dato comportamento, specialmente se si aggiunge il fatto che capiscono che quel comportamento ha come conseguenza un vantaggio positivo (premio alimentare o gioco). Chiunque abbia un cane e abbia provato ad osservare il suo comportamento, si sarà certamente reso conto che spesso il cane impara a fare cose che vede fare dal suo proprietario.

L'”apprendimento sociale” quindi funziona anche con l’uomo.
Un tipico esempio è il cane che vede il proprietario lavorare in giardino e che subito dopo va a scavare delle buche pensando che se lo ha fatto il suo umano sicuramente ci deve essere qualcosa di interessante. In virtù di quanto appena esposto, si può mostrare al cane un dato comportamento e chiedergli di ripeterlo. Questo tipo di addestramento si chiama “do as I do” (fà come io faccio) e si basa sulle capacità imitative che possiedono tutti gli animali sociali. È stata una giovane ricercatrice italiana che lavora nel dipartimento di Etologia dell’Università di Budapest, Claudia Fugazza, che ne ha stabilito il protocollo, iniziando a sperimentarlo direttamente con il suo lupo cecoslovacco India. Ne è nato un nuovo e rivoluzionario metodo di addestramento che può essere utilizzato dagli addestratori come integrazione ad altri metodi.

In questo video girato presso il nostro centro cinofilo potete vedere alcune performance di Nelson, uno dei miei cani, allenate proprio con il “Do as I do”.

 

Perché il cane non risponde al richiamo?

Nei percorsi di educazione cinofila di base che proponiamo presso il nostro centro cinofilo l’insegnamento di un richiamo affidabile è una delle prime cose che si insegna.
Il richiamo è il comando più importante da insegnare al vostro cane per la sua sicurezza soprattutto. Immaginate che stia per attraversare la strada, il fatto che obbedisca o meno al vostro richiamo può fare la differenza tra la vita e la morte.

Può sembrare il comando più facile da insegnare, basterebbe a prima vista pronunciare il nome del nostro amico per aspettarsi che accorra prontamente.
Chi ha un cane però sa benissimo che non sempre si precipita verso di noi quando lo chiamiamo.
Ciò non dipende tanto dalla cattiva volontà del cane ma da un addestramento che non è stato fatto in modo adeguato ed efficace.
Ci sono tantissimi motivi per cui potrebbe rifiutarsi di rispondere al richiamo.
Uno dei più importanti è quando il richiamo è stato insegnato con metodi che utilizzano la punizione e non il rinforzo positivo e consistente.

Ecco i motivi più frequenti per cui il cane non risponde al richiamo:

  • AVETE CREATO UN CLIMA DI APPRENSIONE
    Un esempio concreto in cui tutti noi possiamo riconoscerci è il seguente: se il cane ha fatto qualcosa che non doveva fare e noi lo richiamiamo con tono rabbioso, lui imparerà ad associare il comando ad emozioni negative come la rabbia e la frustrazione e questo nell’universo emotivo canino viene letto come punizione.
  • NON AVETE PRATICATO ABBASTANZA IL COMANDO
    Solitamente il “richiamo” è il comando che si pratica meno in quanto è molto semplice da insegnare, è molto intuitivo per il cane e una volta che lo ha capito si tende ad interrompere il training.
    Il comando dovrebbe essere praticato molte volte ogni giorno e soprattutto in situazioni ed ambienti diversi introducendo distrazioni in modo graduale.
    Avviene per esempio che risponda prontamente al “vieni” in casa o nel giardino, poi una volta fuori in strada, luogo dove sicuramente le distrazioni sono maggiori, ci sembra quasi che non conosca più la parola. In tal caso significa solo una cosa, che il cane non è stato allenato gradualmente a rispondere al comando in una situazione dove sono presenti delle distrazioni.
    Il consiglio è di insegnare il “vieni” prima in luoghi ove non siano presenti molte distrazioni, per es. in casa. Dopo un po’ di ripetizioni e rinforzi, si può aumentare il livello di distrazioni spostandosi in giardino dove le distrazioni sono maggiori (odori insoliti, altri animali, passanti). Dopo un adeguato rinforzo del comando nel giardino, si può procedere a provare il comando fuori in strada o al dogpark. Assicuratevi sempre però di operare in condizioni di massima sicurezza, dove non ci sia il pericolo che il cane vada a finire sotto una macchina.
    Ultimo fattore da non trascurare è l’entità del premio. Il comando “vieni” dovrebbe essere associato a qualcosa di molto prelibato e appetitoso, qualcosa che non si usa per allenare altri comandi. Potreste usare per esempio del pollo, pezzetti di formaggio, wuerstel o altro che al vostro cane sia di molto gradimento e che non usate abitualmente come cibo.
  • “VIENI” SIGNIFICA “FINE DEL DIVERTIMENTO”
    Se siete ai giardini pubblici o in un dogpark e il vostro cane è libero di giocare con altri cani, annusare, scavare, insomma è libero di fare tutte quelle cose che per un cane sono altamente premianti, e voi lo richiamate per mettergli il guinzaglio e per riportarlo a casa, questo sarà interpretato dal vostro amico come una sorta di punizione e la volta seguente sarà riluttante a rispondere al richiamo. Potete invece richiamarlo e premiarlo con qualcosa che è altamente rinforzante, qualcosa che sia più o tanto appetibile di ciò che ha lasciato di fare. Per esempio potreste richiamarlo e giocare con lui con il suo gioco preferito; oppure premiarlo con un premio alimentare di alto valore come esposto sopra; o anche premiarlo facendolo continuare ad annusare e a passeggiare in un altro luogo.
    Nella sua mente il cane sceglie sempre quello che è “più conveniente”, e come dargli torto!

Questo video dimostra benissimo quanto esposto in questo articolo:

 

 

 

 

Gestire le reazioni del cane durante la passeggiata al guinzaglio

Obiettivi:
– Mantenere il cane calmo e concentrato su di voi durante la passeggiata
– Creare associazioni positive con gli stimoli
– Evitare, per quanto possibile, situazioni che mettano il vostro cane oltre “la soglia di comfort”

Step 1: Identificare lo stimolo
Cosa fà abbaiare o tirare il cane quando è al guinzaglio? Di solito gli stimoli per i quali i cani hanno questi comportamenti sono: altri cani (qualche volta dei cani specifici o tutti i cani), persone in genere, persone che indossano vestiti o portano oggetti (es. l’ombrello) ai quali i cani non sono abituati, biciclette, skateboard, bambini.

Step 2: Motivazione
Per mantenere l’attenzione del cane su di voi, avrete bisogno di cibo molto gustoso da usare come premio (es. pollo, fegato, würstel), qualcosa comunque che il cane non mangia abitualmente.
Provate anche a fare un mix di premi di tipologia differente. Questo permette al cane di mantenere la motivazione alta perché non sa mai cosa aspettarsi.
Alcuni cani preferiscono i giochi al cibo. Se hai un cane che rientra in questa tipologia puoi usare il gioco come premio di alto valore.

Step 3: Attrezzatura
Si può usare sia la pettorina che un normale collare collegati ad un guinzaglio non estensibile. Per quanto ti è possibile, prova a tenere sempre morbido il guinzaglio poiché un guinzaglio teso può causare una reattività eccessiva del cane.

Procedimento:
Cercate di tenere sempre sotto controllo l’ambiente in cui operate. Evitate che il cane si trovi faccia a faccia con uno stimolo che può essere troppo per lui. Per esempio, se il vostro cane è molto sensibile alla presenza di altri cani e improvvisamente ne avvistate uno, mantenetevi ad una distanza tale che lo stimolo non provochi reazioni di eccitamento. Cerca di individuare la “soglia” entro la quale l’animale mantiene un atteggiamento per quanto possibile calmo.
Appena il vostro cane avvista lo stimolo, iniziate immediatamente a parlargli in modo calmo e a premiarlo con il cibo o con il gioco. Assicurati che i premi arrivino sempre dopo che l’animale abbia visto lo stimolo. Dobbiamo far sì che lo stimolo predica il premio. In questo modo cane impara che ciò di cui è spaventato porta a delle conseguenze piacevoli.
Se il cane è troppo eccitato o troppo in preda alla paura per prendere i premi significa che lo stimolo è troppo forte e che siete troppo vicini ad esso. A questo punto dovete allontanarvi e aggiungere distanza tra lo stimolo e l’animale.
Lo scopo della passeggiata è quello di mantenere il cane più calmo possibile.
Altra cosa di fondamentale importanza è che bisogna rinforzare, premiandolo, tutti i comportamenti spontanei di calma: quando annusa a terra per esempio, quando stabilisce un contatto oculare con voi o quando cammina tranquillo con guinzaglio non teso al vostro fianco.
Per mantenerlo calmo si può anche chiedere ogni tanto al cane di eseguire qualche comando per es. il seduto, il terra o il “tocca”. Questo permette di mantenere il cane focalizzato su di voi, e il premio che segue il comando permette di costruire un’associazione positiva con la passeggiata e l’ambiente circostante.
La cosa che bisogna evitare nel modo più assoluto quando inizia ad essere reattivo è punirlo.
Il cane mette in atto tali comportamenti reattivi quando non è a suo agio o è troppo sconvolto. Comunque la reattività tradisce un disagio emozionale che si deve cercare di risolvere alla radice. Se punite questi comportamenti, state solamente lavorando sul sintomo e non sulla causa che scatena il comportamento. La radice del comportamento è l’emozione. Premiandolo in presenza di stimoli paurosi state cambiando gradualmente l’emozione. Non state assolutamente rinforzando questi comportamenti.
Se lavorate nel modo giusto otterrete che il vostro cane non avrà più paura dello stimolo e di conseguenza non non metterà più in atto i comportamenti di tipo reattivo.